Caro direttore, sul Corriere della Sera è stata descritta la mancanza di reale valutazione del merito dei manager pubblici. Tutti promossi. L’introduzione di cinquanta nuovi parametri dovrebbe rendere possibile una valutazione effettiva. Mi permetto di essere scettico sui risultati di tale riforma, non sulle intenzioni di chi la promuove.

I parametri si possono aggirare, come quando si misurano i tempi di consegna dei bagagli agli aeroporti. Viene preso in considerazione il tempo che passa tra l’arrivo dell’aereo e la consegna del primo bagaglio. Risultato: alcuni aeroporti hanno preso l’abitudine di consegnare subito il primo bagaglio e gli altri con comodo, a distanza magari di venti minuti. I parametri dovrebbero essere pochi e focalizzati sui punti chiave, in modo da motivare i dirigenti a migliorare quell’aspetto della loro attività.

Le valutazioni singole però non sono efficaci se non all’interno di un quadro più generale che valuti l’insieme dell’organizzazione. Infatti è chiaro che i risultati dipendono non solo dalla capacità dei dirigenti ma anche dalle risorse che hanno a disposizione e da come le utilizzano. È necessario cioè un rendiconto economico, comprensibile ed integrato per ogni ministero, per ogni direzione, per ogni ufficio territoriale. Altrimenti non si capisce dove vanno i soldi delle nostre tasse e cosa producono.

Il rendiconto economico è la base di qualsiasi attività (anche non profit) che utilizzi risorse economiche.

È incredibile ma ad oggi, non esistono rendiconti economici per la maggior parte delle attività della Amministrazione pubblica. Esistono fortunatamente alcune eccezioni come il Tribunale di Bologna, la Pinacoteca e l’Accademia di Brera, realizzati insieme all’associazione Civicum e in collaborazione con la Ragioneria generale dello Stato. Il tentativo di replicare tali rendiconti negli altri tribunali e negli altri musei è stato puntualmente insabbiato dalla burocrazia ministeriale, anche laddove lo stesso ministro lo sosteneva.

I dirigenti si sono evidentemente subito accorti che questa piccola azione a costo zero rappresentava un pericolo grandissimo per il loro quieto vivere. La migliore garanzia per non essere valutati è che non vi siano neanche gli strumenti per farlo. È un peccato che mentre per la burocrazia (con rare eccezioni ) è chiaro che l’applicazione di rendiconti economici alle singole attività è da evitare a tutti i costi, al governo e ai media non sia altrettanto chiaro che quello è il punto di partenza per riportare efficienza nella macchina pubblica e quindi ridurre le imposte e far ripartire l’economia.

Renzi potrebbe dare una scossa alla macchina amministrativa dando l’esempio: conti chiari per la presidenza del Consiglio (già elaborati sempre con Civicum ma mai pubblicati) e premi ai dirigenti collegati all’aumento del Pil. Gli italiani sarebbero felici di mantenere le elevate retribuzioni se questo derivasse dalla capacità di far ripartire l’economia italiana.

 

Federico Sassoli de Bianchi Presidente onorario di Civicum

 

 

 

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