Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan), approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio scorso e che il Governo italiano ora presenterà alla Commissione UE per l’accesso ai fondi del “Next Generation EU” (Recovery Fund), grande rilevanza viene data alla transizione green (circa 67 mld sul totale dei 210 mld richiesti). Tra le linee di azione che dovranno rendere concreto questa “rivoluzione verde”, voglio soffermarmi sullo sviluppo dell’Economia Circolare ( circa 6 mld destinati a impresa verde e EC) per il ruolo cruciale che ricopre in questa direzione e nella futura crescita economica dell’Italia.

Gli effetti positivi dell’Economia Circolare sul PIL del nostro Paese

I principi dell’Economia Circolare (EC) propongono un modello di crescita economica che evita la pressione sulle risorse non rinnovabili e sull’ambiente. Finora l’economia ha funzionato secondo un modello lineare: estrarre-produrre-consumare-smaltire, dove ogni prodotto è destinato ad arrivare a fine vita e diventare rifiuto.

L’aumento della popolazione e la crescita delle economie di nuovo sviluppo hanno portato un consumo insostenibile di risorse scarse ed un progressivo degrado ambientale.

Per i prodotti organici, l’EC si preoccupa che dopo ogni ciclo di consumo , i loro componenti  tornino nella  biosfera (insieme di aria, terra e acqua che rende possibile la vita), da dove provengono e dove vengono resi disponibili per il ciclo successivo come risultato dei processi di biodegradazione (es. il compostaggio della frazione umida dei rifiuti residenziali che produce fertilizzanti). Per i prodotti tecnici (inorganici), l ’EC si focalizza sul mantenimento del valore delle risorse utilizzate attraverso le attività delle “R”; in ordine decrescente di valore preservato:


Riutilizzare  – Prodotti durevoli possono essere utilizzati più a lungo ovvero per più cicli d’uso

Riparare – Favorendo la riparabilità, i prodotti rimangono in uso per più tempo, evitando che diventino rifiuti da smaltire

Rinnovare – L’architettura modulare facilita il rinnovo del prodotto sostituendo i componenti  danneggiati o obsoleti.

Riciclare – Al livello più basso di valore, il riciclo riduce il prodotto dismesso nelle materie prime che lo costituiscono e che diventano materie prime seconde.

 In tutte le fasi dell’attività economica – progettazione, produzione, uso/riuso e destinazione del fine vita- si pone attenzione a limitare le materie prime e l’energia in ingresso, e minimizzare scarti e perdite. Il risultato è che si considera risorsa da preservare e valorizzare ciò che fino ad ora è stato considerato residuo da smaltire.

La transizione verso l’EC ha un effetto positivo sul PIL. Induce risparmi nella componente Consumi della domanda (efficienza nell’uso di materie prime) e accresce la componente Investimenti  (R&D ed innovazione di prodotto e di processo). Inoltre la crescita economica non è più vincolata da risorse scarse e non danneggia l’ambiente. Pertanto, l’EC contribuisce a sostenere la qualità della vita.

Per misurare il livello di circolarità sono disponibili indici messi a punto da varie iniziative (es. Ellen MacArthur Foundation, Tavolo di Lavoro MATTM-MISE, Enel, GEO-Università Bocconi).
Per la quantificazione dei benefici economici, il Center for Sustainable Business – New York University sta sviluppando la metodologia ROSI™.  

Il ruolo del settore pubblico
Chi governa o gestisce risorse pubbliche ha un ruolo decisivo per favorire la transizione verso l’Economia Circolare. Le leve a disposizione sono riassumibili nelle seguenti categorie:

Visione: stabilire obiettivi, una strategia ed un percorso per raggiungerli

Coinvolgimento: stimolare la collaborazione dei cittadini, elevarne la consapevolezza e la competenza tramite formazione e consulenza

Gestione: pianificazione urbanistica, utilizzo delle proprietà pubbliche ed acquisto di beni e servizi

Incentivi economici: risorse finanziarie e misure fiscali per indirizzare il comportamento dei cittadini

Leggi e Regolamenti: norme, ordinanze e regolamenti che rinforzano le altre leve

L’Unione Europea e gli stati che la compongono hanno individuato il passaggio all’EC come un obiettivo primario per i prossimi anni, con il piano European Green Deal ed il Next Generation EU (NGEU – Recovery Fund) che mettono sul campo tutte queste leve. 

Il ruolo della società civile e di Civicum
Il ruolo delle associazioni come Civicum, in rappresentanza degli interessi dei cittadini, sarà di stimolare e controllare l’uso efficace ed efficiente delle ingenti risorse pubbliche che saranno mobilizzate. 

Antonio Santospirito