I protagonisti dell’incontro-confronto svoltosi nella giornata di mercoledì 26 ottobre nelle aule dell’Università Bocconi sono James Bradburne e Ruben Jais. Il primo, canadese d’origine, ha una formazione nel campo dell’architettura e del design integrata ad una specializzazione nell’ambito del management culturale. Bradburne dopo varie esperienze internazionali come direttore di strutture museali e culturali e dopo l’esperienza fiorentina dal 2006 al 2015 come direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, da luglio 2015, attraverso una selezione internazionale, voluta dal Ministro del MiBACT Dario Franceschini, è stato chiamato a Milano a svolgere il ruolo di direttore della Pinacoteca di Brera e dell’annessa Biblioteca Braidense.

Ruben Jais invece presenta un background totalmente diverso caratterizzato da studi prettamente in ambito artistico. Egli ha infatti conseguito numerosi diplomi al conservatorio e solo recentemente, dopo una brillante carriera da Direttore musicale, ha deciso di affiancare a questo compito anche un ruolo più prettamente manageriale all’interno dell’Orchestra e Coro sinfonico Giuseppe Verdi di Milano dove è Direttore Residente e Responsabile delle Attività Artistiche.

Le due prospettive di questi leader del mondo culturale, frutto di esperienze e background diversi, hanno reso interessante e vivace l’incontro.

La prima domanda del moderatore, professor Turrini, verteva sul racconto della vita lavorativa dei due illustri ospiti. Entrambi hanno descritto come, nella loro giornata e più in generale vita lavorativa, la parte manageriale e quella artistica debbano imprescindibilmente integrarsi fino quasi a formare un unicum. Bradburne e Jais si sono nuovamente trovati concordi nell’affermare che, in quanto leader, è per loro imprescindibile la relazione con i componenti delle loro organizzazioni.  Fondamentale è dunque riuscire ad identificare la persona più coerente a ricoprire un determinato ruolo all’interno del team. Se infatti il profilo professionale converge con quello individuale, si generano benefici sia per l’organizzazione che può trarre il meglio dai suoi collaboratori, sia per il soggetto che è appagato da un lavoro soddisfacente che gli permetterà di crescere professionalmente. Il ruolo del leader è infatti quello di direttore d’orchestra che deve fare in modo che i singoli diano il meglio di sé. Ciò non si otterrà solo con eccellenti performance individuali, ma anche per il valore aggiunto collettivo che è superiore alla somma di quello prodotto dai singoli.

La seconda parte dell’incontro è invece partita dal provocatorio assunto proposto dal professor Turrini a proposito dell’irrealistico stereotipo del leader-visionario. Bradburne ha contrapposto il concetto secondo il quale “l’arte è sempre contemporanea così come noi stessi siamo sempre contemporanei” il che rende complesso anticipare i futuri cambiamenti della Pinacoteca se non in forma di augurio. Domandandosi infatti cosa potremmo mettere nella nostra valigia di immigrati in un tempo futuro, dovremmo portare con noi l’idea di museo, biblioteca e teatro perché essi sono la rappresentazione della società con la quale si potrebbe ricreare da zero la società anche nella fantaipotesi che questa sia stata azzerata da un meteorite.

Il direttore Jais ha sottolineato che la musica andrebbe insegnata come in effetti è: un linguaggio universale. Questa strada è stata intrapresa in Italia ma, allo stato attuale, sono stati percorsi solo pochi passi. Se i concerti di musica contemporanea sono numericamente più frequentati è perché il loro linguaggio è più diffusamente conosciuto, l’obiettivo dell’Orchestra e Coro sinfonico Giuseppe Verdi è quello di insegnare e diffondere il linguaggio della musica classica.

Il confronto si è poi concluso con riflessioni derivanti da spunti forniti dalla platea. La più interessante delle quali riguardava l’impatto che l’arte ha sull’economia. A questo proposito entrambi gli ospiti si sono dimostrati concordi nel sottolineare che l’impatto economico delle istituzioni artistiche e culturali è una conseguenza, un effetto collaterale di istituzioni ben gestite ma non deve essere la missione primaria dell’istituzione e soprattutto non è ciò che muove il loro agire e guida le loro decisioni in quanto leader del mondo culturale. A questo proposito hanno tenuto a sottolineare come sia imprescindibile la presenza di un sistema pubblico che finanzi direttamente o indirettamente gli enti culturali. Nel secondo caso facilitando il processo di finanziamento da parte di privati, così come avviene già negli Stati Uniti e come recentemente avviato anche in Italia dal ministro Franceschini.