I PRESUPPOSTI PER LA RIPRESA IN ITALIA E LA PROSPETTIVA DELLA CAPITAL MARKET UNION EUROPEA

La “grande crisi dei mutui subprime” innescatasi nel 2007 negli USA a cui si è aggiunto, al debutto del 2020, il terribile “cigno nero” del COVID-19 che ancora ci affligge profondamente, hanno costretto i governi di tutte le economie mondiali a intervenire con politiche monetarie prima, fiscali in seguito, mai conosciute in tempi di pace.

I bilanci delle banche centrali e i debiti nazionali hanno raggiunto livelli sconosciuti all’economia capitalistica. Dopo oltre dieci anni di Quantitative Easing monetario, accompagnato da tentativi di “austerità coordinata” finalizzata negli ultimi anni a contenere “G”, la spesa pubblica finanziata in deficit, ora – a causa della pandemia – abbiamo intrapreso una nuova via di forzata forte ripresa del sostegno pubblico alla depressa domanda aggregata di consumi e investimenti privati.

Perché questa “ricetta” funzioni anche per l’Italia alcuni pre-requisiti devono però essere necessariamente soddisfatti:

  • che a fronte di nuove fonti di capitali a debito, a tassi reali pressoché pari allo zero, e sussidi a fondo perduto, imprenditori e consumatori investano e spendano effettivamente queste nuove risorse e non le tengano bloccate sui conti correnti, alimentando ulteriore risparmio liquido (siamo da anni nella c.d. “trappola della liquidità“ per mancanza di fiducia);
  • che gli imprenditori “schumpeteriani” italiani, numerosi e geniali, possano far valere la bontà delle loro iniziative aziendali in un contesto di mercato semplificato, che garantisca la libera concorrenza, in cui si possano comunicare e analizzare i business plan delle aziende a costi efficienti, supportati da un’analisi finanziaria efficace, garantendone così la corretta copertura finanziaria con adeguato capitale di rischio e debito strumentale;
  • che la dinamica del debito pubblico – cresciuto a dismisura per supportare l’indebolita domanda aggregata privata – non vada a schiacciare, con la sua pressione sul rimborso futuro, il welfare delle generazioni che ci seguiranno, ritornando a seguire una traiettoria di sostenibilità di lungo periodo e remunerando il rischio in modo corretto. I risparmi futuri non devono trasformarsi automaticamente in nuova espansione della spesa pubblica;
  • che il risparmio privato venga canalizzato verso gli investimenti produttivi di più e meglio che nel passato, senza essere eccessivamente intermediato dal sistema bancario, in crisi strutturale da anni;
  • che il “q ratio” di Tobin ritorni a valori superiore a uno, cioè che l’efficienza marginale del capitale (NB, al netto della pressione fiscale), superi il costo marginale del capitale effettivamente pagato della piccole medie imprese italiane e dalle nostre (poche) società quotate in Borsa,  o – in altre parole – che il ROE  (Return on Equity) superi il COE (Cost of Equity).

Perché le condizioni appena menzionate possano essere soddisfatte, l’Italia e l’Europa intera non possono attendere oltre il varo concreto della Capital Market Europe – CMU.

Rispetto ad aree omogenee e diversamente regolate come i mercati dei capitali statunitensi e asiatici, l’Europa soffre l’eccessiva frammentazione ed eterogeneità dei suoi mercati dei capitali: arbitraggi fiscali, legali/regolamentari, economici, amministrativi e contabili rendono le società più dipendenti da sistemi bancari, oberati a loro volta da carichi regolamentari e attività non produttive superiori alle loro capacità di produrre nuovi ricavi profittevoli.

Come ha evidenziato per anni il forum dell’EUROFI, equamente composta da regolatori da una parte e da operatori dell’industria finanziaria dall’altra, questo eccessivo carico di nuovi costi fissi e variabili non è compatibile con le attuali dimensioni dei singoli mercati europei: l’Europa intera – e l’Italia in primis – hanno assolutamente bisogno di una messa a terra più rapida ed efficiente della CMU per tutta l’Europa continentale dei 27.

La mole dei nuovi costi regulatory (e presto anche ESG) deve giocoforza contare su un denominatore più ampio di ricavi degli operatori finanziari: solo una vera CMU, con Borse europee più liquide e maggiori opportunità di emissione e di investimento per tutti gli investitori interessati all’Europa, può veramente produrre nuovo reddito e ricchezza (la stima degli economisti della EU che si sono cimentati sul tema prevede la triplicazione dei volumi).

Qualche settimana fa anche il Governatore della Banca di Francia, Francois Villeroy de Galhau, ha affermato che l’Europa sta pagando un prezzo troppo alto alle potenze anglosassoni e asiatiche a causa della eccessiva frammentazione dei suoi mercati finanziari: ciò nonostante, le grandi crisi siano proprio venute da queste aree extra-europee. Pur sedendo su un enorme stock di risparmio liquido disponibile l’Europa non riesce a competere con USA e Asia nel quotare più società in Borsa e permettere agli investitori di investire in nuove attività che producano ricchezza e benessere sostenibili. Ce lo chiedono con forza ed urgenza le milioni di piccole-medie imprese italiane e un’intera generazione di imprenditori italiani, che hanno avuto il coraggio ed il merito di rischiare ed investire nelle loro imprese e nell’ <<intelligenza collettiva>> delle loro risorse umane, nonostante tutto.

La lista precisa di ciò che deve essere realizzato è la stessa che Verena Ross (executive director dell’ESMA) ha ben elencato alla fine del 2019 a Berlino: educazione finanziaria, standardizzazione dei prodotti, riduzione delle disparità fiscali, applicazione della Mifid2 per ridurre i conflitti di interesse distributivi, incentivi ai piani pensionistici volontari. Tutte cose ormai chiarissime e assodate: “Please, Europe make CMU happen!”.

Occorre un vero e proprio balzo in avanti della volontà politica del Parlamento Europeo, non la ripetizione ad libitum delle cose che occorre fare, non diagnosi infinite, ma prognosi efficaci con approvazioni decise e chiare del Parlamento e chiamata a tutti i Parlamenti dei 27, per la cura e guarigione del malato Europa.

Davide Grignani

Giugno 2021

Glossario:

Quantitative Easing: particolare forma di politica monetaria attuata dalle Banche centrali, caratterizzata dall’iniezione di liquidità nel sistema economico mediante acquisto di azioni o titoli di stato al fine di stimolare la crescita economica in un dato periodo di riferimento.

Imprenditore schumpeteriano: da Joseph Alois Schumpeter (1883-1950). Imprenditore le cui azioni incidono positivamente sullo sviluppo economico, diventando acceleratore dell’innovazione e della trasformazione dei fattori produttivi.

Q Ratio di Tobin: rapporto tra il valore di mercato dell’impresa acquistato in Borsa ovvero sul mercato finanziario (riassunto in tasso dal Return on Equity o ROE) e il valore della stessa impresa se si volesse riacquistare il suo stock di capitale sul mercato dei beni (riassunto in tasso dal Cost of Equity o COE).

Capital Market Europe: progetto di creazione di una vera e propria unione dei mercati dei capitali in Europa, al fine di superare la frammentazione delle realtà nazionali e aumentare le opportunità per gli investitori nel Vecchio Continente.

EUROFI financial forum: convegno annuale promosso dall’EUROFI, organizzazione e think tank europeo dedicato alla finanza.

ESG: acronimo di Environmental, Social e Governance, che identifica i tre fattori centrali nella misurazione della sostenibilità di un investimento.

ESMA (European Securities and Markets Authority): organismo indipendente dell’UE che opera nel campo della legislazione sui titoli e della regolamentazione, per migliorare il funzionamento dei mercati finanziari in Europa, rafforzando la protezione degli investitori e la cooperazione tra le autorità nazionali competenti.