Trasparenza come risorsa di ricchezza per il paese: 6 opportunità concrete

 

Il punto da cui CIVICUM parte e’ di semplicità  estrema: la trasparenza conviene alla collettività perché  uno Stato più trasparente crea ricchezza, PIL;  uno Stato opaco, al contrario, distrugge ricchezza e favorisce la corruzione. Purtroppo la nostra esperienza quotidiana conferma che esistono  grandi,  talvolta crescenti,   opacità.  Nei conti pubblici, quando essi esistano (o esistano almeno rendicontazioni contabili obbligatorie); nei “comportamenti” della PA,   nel modo in cui essa  continua a non rendere conto  ai contribuenti della performance economica e finanziaria della gestione pubblica con semplicità e chiarezza .

Si producono così danni enormi,  sia in termini di  costi opportunità  per la collettività,  sia creando terreno fertile  per  la  corruzione, contribuendo a  rafforzarla giorno per giorno. Ciò nonostante le nuove norme e misure introdotte a partire del 6 Novembre 2012 con la complicata Legge n° 190, sino alla recentissima nuova Legge sugli Appalti di quest’anno.
Le ragioni di queste opacità sono note: la complessità delle leggi e la numerosità degli adempimenti costituiscono due dei principali motivi del  nostro ritardo civico. L’indeterminatezza e l’incertezza che questi fattori producono per l’economia privata e pubblica danni economici, diretti ed indiretti, di enorme magnitudine con  conseguenti imponenti danni erariali, competitivi (si veda tra gli altri, il WEF_Global CompetitivenessReport_2014-2015pdf) ed una crescente perdita dell’autorità del giudizio.

Troppi, i casi concreti a dimostrare la chiara “sottrazione” netta di PIL che la mancanza di trasparenza  provoca a danno dei più  e a beneficio esclusivo di alcuni, talvolta non pochi, privilegiati o, peggio ancora, corrotti.

Per  essere  costruttivi e cogliere  l’opportunità positiva anche di questa  gradita  occasione,  desideriamo segnalare alcune opportunità di introduzione di “maggiore trasparenza civica”:  semplici interventi a costo ridotto ma ad alto “potenziale di creazione” di ricchezza per il paese per i quali CIVICUM si è già impegnata nel passato ed intende impegnarsi ancora di più per il futuro. Tra queste, particolare attenzione da parte di Civicum viene oggi data all’ultimo progetto varato in occasione dell’approvazione del nuovo Codice degli Appalti e cioè al SAT, Stato Avanzamento Trasparente, di cui tratteremo  più avanti.
NELLA PREVIDENZA SOCIALE

L’intero paese cambierebbe in meglio in termini di coscienza civica e maturità democratica  se, alla fine di ogni anno,   l’INPS e le casse di previdenza inviassero con una semplice mail standard a tutti i cittadini, già  in pensione o occupati ( in attività   di natura autonoma o dipendente), non la famigerata “lettera arancione” bensì  il  semplice rapporto aritmetico  tra quanto ognuno ha già versato in contributi previdenziali e quanto o già gode o godrà di trattamento pensionistico. Operazioni di “equità” – da chiunque e comunque promosse – non potranno mai  avere ragione d’essere se prima non verrà messo in atto questo piccolo grande passo: un atto di trasparenza che aprirebbe gli spazi e le condizioni necessari per un rilevante processo di riequilibrio, questo sì “equo”, della prestazione pensionistica di ogni cittadino. Questa iniziativa avrebbe ricadute sicuramente positive in termini di comportamenti e scelte individuali, contribuendo a creare scelte individuali meno favorevoli allo sviluppo di fenomeni di corruzione nel mercato del lavoro.
NEL SETTORE BANCARIO

Lo “tsunami” dei Non Performing Loans, termine anglosassone per definire il complesso delle varie forme di crediti bancari deteriorati,  ha ormai investito il Paese: a fine 2015, a fronte di uno stock di circa 360 miliardi di Euro di crediti deteriorati lordi (pari a circa 210 miliardi netti),  stime di mercato ci dicono che, tra crediti in sofferenza ed  incagli, questa montagna  potrebbe valere sul mercato “soltanto” tra i 70 e i 100 miliardi di Euro: in soldoni, stiamo parlando di una perdita implicita potenziale per il settore nel suo complesso superiore ai 100 miliardi di euro. Una somma di denaro pari all’intero capitale di rischio in possesso ai principali istituti italiani. La gravità della situazione è evidente: mancano nel sistema capitali freschi per una cifra “sfidante” per l’intero equilibrio economico e il risparmio del Paese. Tutti siamo chiamati a contribuire a questo grande ed urgente problema.

Anche in questo caso la trasparenza può creare ricchezza e contribuire in modo significativo: se la magistratura  riuscisse a chiudere le procedure di recupero dei crediti deteriorati non nei 5 anni medi attuali ma in un periodo non superiore ai due anni fissati ex lege (per intenderci: la media che impiegano, secondo fonti OCSE, paesi quali la Grecia), utilizzando tra l’altro  meglio e di più i canali digitali, questo si tradurrebbe – secondo gli operatori di mercato –  in un 6-7 % di  maggior  prezzo  riconoscibile dai compratori alle banche: stiamo parlando di circa  20 miliardi di euro di maggior valore per il paese, ovvero circa  l’1.5 % del PIL italiano generabile da una pragmatica revisione del legislatore.

 

NELLE CARRIERE PUBBLICHE

Partiamo anche qui dai fatti: l’Italia ha perso in dieci anni  circa il 25 per cento della base produttiva e  circa il 15 per cento del PIL; in sostanza quanto e di più che in un conflitto bellico. Si è persa una percentuale importante di quanto si era prodotto nei precedenti trenta anni facendo leva sulla crescita del debito pubblico (salito dal 30%degli anni 60 a oltre il  al 130% di oggi). La storia ora  ci presenta il conto con l’intero settore privato che da circa dieci anni soffre enormemente accusando una generalizzata depauperazione. Come si giustifica, nonostante ciò, la  mancanza di condivisione di questi sacrifici da parte dell’establishment pubblico? Il maggiore livello di retribuzione e benefit complessivi della dirigenza pubblica italiana rispetto alla media europea (circa il doppio secondo le più recenti stime OCSE) e alle migliori pratiche internazionali, non trova giustificazione  né morale nè pratica e finisce coll’apparire una difesa ad oltranza di una “casta”.

Per i lavoratori dipendenti, parte rilevante della classe media,  il passaggio dalla lira all’ euro nel 2002 ha prodotto inevitabili passaggi, stretti e difficili, che stiamo ancora attraversando: in 15 anni incrementi salariali  pressochè nulli; circa il 40 per cento di inflazione  cumulata; una repentina (e mai recuperata) perdita di potere di acquisto dell’euro rispetto all’equivalente paniere dei consumi reali  espresso in lire;  un’ accresciuta  pressione fiscale, oggi a  livelli record, insostenibili per le famiglie e le imprese. Il  risultato:  reddito reale netto  disponibile crollato  a circa un terzo del potere di acquisto reale del 2002. Per migliorare, restando  nell’Unione Europea,  l’Italia,  privata  da anni delle leve della politica monetaria sui tassi di interesse delle svalutazioni competitive del cambio e di un mercato del lavoro chiuso,  allo stesso tempo oberata da un enorme debito, una PA invasiva ( per oltre il 50 % del PIL), una produttività scadente  ed una pressione fiscale a livelli spropositati, distribuita male e su pochi, deve necessariamente condividere, tutta ed insieme, uno sforzo colossale che non ammette “zone franche” di privilegio.

Anche su questo grande tema occorre maggiore trasparenza ed è possibile realizzarla con semplicità: trascurando per un attimo i risultati di studi ed indagini svolti (ad esempio  i risultati su  LaVoce.it   dello studio svolto da Roberto Perotti per l’anno 2012 sui costi delle regioni dove la spesa complessiva per i 1117 (!) consiglieri  regionali era  stimata in circa 882 mila euro a testa, con una remunerazione di 204 mila euro a testa),  proporremmo  di partire dalle remunerazioni, benefit e vitalizi della dirigenza pubblica e della politica. La modalità è semplice e trasparente e passa attraverso la simultanea parametrazione  alla media europea e collegamento alle  dinamiche remunerative del paese. Una semplice soluzione aritmetica sarebbe quella di calcolare i livelli remunerativi  complessivi dei nostri funzionari pubblici moltiplicando  la media delle remunerazioni “all-in” dei funzionari pubblici europei per il rapporto aritmetico tra PIL e debito pubblico dell’Italia,  rapporto oggi pari a circa il 75%. Grazie a questa semplice operazione  aritmetica si gioverebbe a tutto il paese producendo ricadute positive sulla  trasparenza e fiducia interna (con conseguente “pax” sociale), le aspettative future, la credibilità interna ed internazionale e – in ultima istanza – sulla domanda aggregata beneficiata da un doveroso alleggerimento della pressione fiscale grazie ai risparmi ottenuti.

 

NELL’UNIVERSITA’ E NELLA RICERCA

I più recenti dati sulla “fuga di cervelli” dall’Italia  per la ricerca di un futuro migliore in altri paesi –  oltre 100.000 tra laureati, diplomati e ricercatori solo nell’ultimo anno  – parlano da soli: questo paese non riesce a trattenere  i giovani, che al suo sistema scolastico,  costano mediamente, secondo stime attendibili, non meno di 90.000 Euro per ogni laureato. Perdiamo ancora – nonostante i recenti incentivi per favorire il “ rientro dei cervelli” – troppi talenti a favore di altri paesi dove la collaborazione tra Stato e industria, tra pubblico e privato, è più forte e meglio focalizzata su assi strategici di sviluppo e crescita, grazie ad un forte  supporto corale  alla ricerca ed innovazione (la Germania spende   in R&D il 2,8 % del suo PIL, più del doppio dell’Italia).

Anche in questo caso, semplici e trasparenti meccanismi di regolazione di “chiamata diretta” dal mondo privato alle migliori  scuole, università e centri di ricerca pubblici potrebbe innescare processi virtuosi di crescita della produttività e di cross-fertilization di progetti ed idee necessari per la nuova economia “4.0” .  La proposta di CIVICUM è nota e semplice: valorizzare le migliori risorse attraverso il merito,  implementando di più e meglio  “la chiamata diretta” dal privato al pubblico  sulla base delle eccellenze oggettive: CV chiari, esaustivi, e verificabili;  pubblicazioni;  referenze; track record dei successi e delle performance individuali. Tutto ciò utilizzando criteri di selezione basati sul merito e selettori totalmente indipendenti. Per analogia, l’Italia oggi beneficerebbe moltissimo dell’affiancamento di una innovativa  “quota d’eccellenza”  alla già positiva esperienza della “quota rosa”: l’osmosi tra pubblico e privato, se basata su una trasparente  valorizzazione delle  vere eccellenze, può creare valore comune ben al dì là delle comprensibili resistenze.

 

NEGLI ENTI LOCALI

Questo è il tema e l’area di possibili interventi in cui CIVICUM ha sviluppato,  sin dal suo inizio,  più competenze ed investito maggiori risorse:  CIVICUM è stata pioniere indiscusso nel promuovere e favorire l’applicazione di “bilanci trasparenti” di comuni e municipalizzate e nel suggerire alla PA  (talvolta con ostinazione e frustrazione) l’adozione di indicatori trasparenti di ricavi e costi pro-capite,  al fine di rendere comprensibili e confrontabili i conti pubblici  per tutti i contribuenti e migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica. L’ultimo esempio su questo “percorso” è dato dalla la serie di quesiti posti ai candidati sindaci di Milano, Sala e Parisi, così come pubblicati poi da LINKIESTA.

Anche  in questo caso, un semplice provvedimento operativo cambierebbe molto con poco: basterebbe rendere obbligatorio per tutti i Comuni (nonché per gli enti dello Stato e/o  a partecipazione pubblica, sia essa maggioritaria  o solo qualificata, come l’Expo) la pubblicazione trimestrale,  unica e standardizzata,  su web e media, del livello di indebitamento finanziario complessivo (se possibile pro-capite,  se trattasi di Comuni) e dei suoi scostamenti (assoluti e in percentuale) rispetto ai trimestri ed anni precedenti. Questo semplice indicatore – se conosciuto e diffuso in modo corretto – avrebbe aiutato l’opinione pubblica a comprendere prima e meglio quanto accaduto a Roma, avviluppatasi per decenni in una “spirale bancarottiera”, oggi apparentemente patologica, dove ha potuto svilupparsi una corruzione devastante.

 

NEGLI APPALTI PUBBLICI (last but not least !)

Esiste oggi un consenso pressoché unanime sulla necessità e l’urgenza di riattivare la macchina di efficienti ed efficaci investimenti pubblici per opere infrastrutturali strategiche per il nostro comune futuro. Come si è detto in precedenza, il reddito disponibile delle famiglie italiane è crollato, la domanda aggregata ristagna da molti anni, la pressione fiscale resta altissima, i vincoli esterni di finanza pubblica peseranno ancora per molti anni, la spesa pubblica viene assorbita in grandissima parte da salari, pensioni e sanità con spazio assai ridotto per gli investimenti. L’impulso delle possibili grandi opere ed infrastrutture  rappresenta quindi allo stesso tempo una grande  opportunità, ma anche una grave  minaccia  per la reputazione del Paese e la possibilità di compiuta e completa appartenenza all’unione Europea. Sforzi significativi sono stati fatti dalla politica in tal senso (cfr.www.opencantieri.it) e sicuramente il nuovo Codice degli Appalti, con il D.Lgs. 18 aprile 2016, n.50,  appare lo strumento più importante e strategico su questo fronte,  data l’attenzione nuova e maggiore all’azione di prevenzione e contrasto alla corruzione e le forti valenze di “crescita civica”  contenute nel suo impianto. La qualità progettuale, l’efficienza dei controlli, la certezza sui tempi, titoli e diritti dovrebbero migliorare (ricordando le gravi problematiche del precedente Codice dei Contratti con le sue 545 modifiche e le 15 leggi di conversione) insieme alla urgente  revisione del Titolo V che ha molto contribuito a creare un perverso intreccio di fenomeni di corruzione.

Non entriamo nel merito e nella complessità di questo fondamentale provvedimento legislativo,  ma anche su questo tema CIVICUM può portare un contributo fattivo con il progetto SAT,   lo Stato di Avanzamento Trasparente.

A cura delle Stazioni Appaltanti – in questo incentivate dallo Stato da benefici oggettivi (ad esempio ottenendo una specifica misura premiale grazie all’adozione del SAT, quale  il riconoscimento di “punti”  per un migliore rating reputazionale  utile  per le graduatorie delle gare di aggiudicazione)  – il SAT è  stato da noi pensato come uno strumento in rete (siti web di enti pubblici centrali  e locali),  di facile consultazione ed immediata comprensione,  concepito

per capire e monitorare lo stato di avanzamento di un’opera pubblica di comune interesse. Attraverso una serie di semplici “cruscotti“ di monitoraggio delle spese, dei tempi di esecuzione, dello stato di avanzamento  delle diverse fasi realizzative e degli eventuali ritardi e scostamenti, la Stazione Appaltante autocertificherebbe lo Stato di Avanzamento Trasparente del progetto dell’opera pubblica di cui è responsabile. In questo modo ogni cittadino, direttamente impattato da o interessato all’opera pubblica, avrà a disposizione immediata e gratuita uno strumento di consultazione e monitoraggio per comprendere come lo Stato sta utilizzando le imposte. Anche in questo caso, lo strumento che CIVICUM propone rappresenta un modo in più, crediamo efficace, di contrastare l’opacità e la complessità in cui si annidano e prosperano i semi della corruzione: il SAT avrebbe infatti una  valenza di “early alert” sicuramente utile a sensibilizzare per tempo la pubblica opinione.

Concludendo:  non abbiamo nessuna presunzione nel ritenere  particolarmente originali gli esempi e le proposte illustrati. E’ tuttavia a nostro avviso necessario sottolineare, sempre e comunque, che sino al momento in cui non si accenderanno “fari più  forti” su tutte le aree opache del nostro paese,  nessuno potrà  veramente battere la corruzione. Essa si alimenta  del sinallagma del “tanto peggio tanto meglio”: diffonde la sensazione che essere corrotti convenga più che perseguire onestà e frugalità. Purtroppo ogni giorno le cronache registrano gravi carenze di trasparenza e aree di opacità nelle attività  attraverso cui rappresentanti pubblici, corrotti o corruttori, riescono a conquistare e difendere con successo, nonostante  la peggiore crisi economica  che il mercato ricordi, grandi ed ingiustificabili privilegi.

Il nostro supporto agli amministratori pubblici onesti e trasparenti resta e resterà incondizionato: proprio con loro desideriamo lavorare sempre più tenacemente per un futuro migliore.

 

 

Davide Grignani, Milano, 17 ottobre 2016