Sperando di non offendere nessuno, mi pare che gli «economisti degli aggregati» [1] talvolta sembrano storico-economisti che cercano di spiegare i fenomeni economici del passato e talaltra sembrano socio-economisti che formulano supposizioni (ipotesi) sull’economia del futuro. Noi Cittadini sembriamo stare invece fra gli uni e gli altri, in quel punto mediano del tempo che chiamiamo presente, mentre cerchiamo di capire come trarre vantaggio dai loro studi.

Il primo apprendimento è che nessuno di loro é riuscito a costruire il «modello del tutto». Dopo il grande capostipite e sistematizzatore della macro-economia, Keynes, altri hanno cercato di individuare la pietra filosofale: il motore della crescita. Dal nobel Solow (1987) a quello di Romer (2018) ci sono stati progressi notevolissimi, ma nessuna conclusione, come immancabilmente accade nel processo cognitivo della scienza.

Quindi é confermato: siamo tutti nelle condizioni di prendere decisioni irrevocabili sulla base di informazioni insufficienti.
Ottant’anni non sono peró passati invano e ora forse possiamo capire almeno in quale direzione guardare con maggiore attenzione.

Il secondo apprendimento è che la crescita [3] dipende da un buon numero di fattori, ma solo cinque di essi incidono significativamente :
Y – Il reddito procapite è il ben conosciuto PIL-pro-capite ed è ragionevolmente confrontabile con i compensi che ciascun Cittadino riceve a vario titolo.
H – Il Capitale Umano che é l’insieme di conoscenze, competenze, abilità, cultura , finalizzate al raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, individuali o di gruppo.
I – Istituzioni Economiche che facilitino la tempestivitá e l’affidabile prevedibilitá delle (rel)azioni fra operatori economici quali ad esempio la giustizia civile o del lavoro.
F – Investimenti diretti esteri che iniettando risorse in tempi brevi aggiungono valore piuttosto velocemente.
T – Tassazione delle Imprese il cui aspetto piú rilevante sta nello tentativo di spostamento delle risorse dal consumo (distruzione di valore) e dal risparmio (immobilitá delle risorse) alla trasformazione che si suppone aggiunga valore.

Ciascuno dei fattori ha effetti diversi sulla crescita.
Il reddito-pro-capite (Y) ha la caratteristica di agire da frenatore o acceleratore in funzione della distanza dall’obiettivo: Piú alto è, piú appare difficile farlo salire ancora; piú è basso, piú veloce puó essere la crescita. Quest’ultimo fenomeno é, ad esempio, fra i piú visibili effetti della globalizzazione. Inoltre Y pesa all’incirca il doppio di ciascuno di ciascuno degli altri fattori demoltiplicandone gli effetti.
H & I richiedono investimenti pluriennali e producono risultati con una significativa lentezza, oltre dieci anni. Dal punto di vista ideologico-politico sono rispettivamente cari alla sinistra (Capitale Umano) e ai liberali (Istituzioni Economiche).
F & T producono entrambi impatti a breve termine con la differenza che gli investimenti diretti (F) si concretizzano  quando il Paese é giá attrattivo perché gode di una adeguata reputazione o perché è in «trazione» il fattore (T) bassa tassazione alle imprese. Piú o meno entrambi sono ideo-politicamente preferiti dalle destre.

Abbiamo cosí iniziato a introdurre il fenomeno degli atteggiamenti delle parti politiche che privilegiano alcuni fattori rispetto ad altri. La razionalitá suggerirebbe invece di manovrare tutte e quattro le leve «positive» (H, I, F e T) calibrando gli investimenti a seconda dello stato di ciascun parametro della Comunitá amministrata, per esempio lo Stato o una Regione o una Cittá.
A questo punto peró siamo giá oltre il confine dell’osservazione della storia e stiamo adottando solo uno dei punti di vista dei socio-economisti. Poiché non intendiamo sostenere nessuna delle tesi sulla crescita, dobbiamo fermarci in attesa di ulteriori miglioramenti dei modelli socio-economici.

Avvicinandoci alle conclusioni è opportuno valutare la correlazione fra i fattori/leve che incidono sulla crescita e alcuni degli indicatori del Better Life Index dell’OCSE quali l’Income & Wealth e l’Education and Skills. Oltre a questo è opportuno tenere conto del contributo che ciascuno degli indicatori del Better Life Index apporta alla formazione del PIL/reddito/Income and Wealth.

Da ultimo possiamo intuitivamente ipotizzare che ai Cittadini piaccia migliorare progressivamente la propria Qualitá della Vita. A riprova della tesi, notiamo che da tempo le organizzazioni sovranazionali hanno reagito alla richiesta di statistiche e misurano la Qualitá della Vita con gli Indicatori del Better Life Index (OCSE) o con altri molto simili. Come si puó vedere dall’infografica anche l’indicatore reddito/PIL ne fa parte. Infine i fattori per migliorare il reddito sembrano abbastanza ben conosciuti e quantificati (H,I,F,T). Parrebbe allora lecito azzardare che forse non sbagliamo di molto la direzione di marcia se proviamo a migliorarli tutti a partire da quelli posizionati peggio.

Purtroppo per l’Italia i suoi indicatori fondamentali sono nelle ultime posizioni del ranking dell’OCSE, ma non tutto é perduto: se consideriamo che il reddito pro-capite non é fra i piú alti, forse il suo Y non agirá come frenatore, ma come acceleratore. Siamo nelle condizioni di sperare che «gli ultimi saranno i primi, se lo vorranno?».

——NOTE——

[1] Una volta si chiamavano macro-economisti
[2] Anche questa volta Vilfredo Pareto conferma: circa il 20% delle cause provoca l’80% degli effetti.
[3] Riassumibile approsimativamente come variazione progressiva del «reddito procapite» (PIL procapite).