Durante il percorso della scuola di Milano 2046 sul benessere e la sostenibilità delle città del futuro edizione 2020, ho avuto il piacere di assistere a un dialogo tra il prof Matteo Colleoni, ordinario di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università di Milano Bicocca, nonchè delegato della Rettrice per la sostenibilità, e il prof Raffaello Furlan, cardiologo e responsabile di Clinica Medica in Humanitas e docente di Humanitas University sul tema delle relazioni tra ambiente e mobilità.

Innanzitutto è bene ricordare, come giustamente il prof Colleoni  ha messo in luce, che la mobilità mondiale è direttamente correlata a tre fattori principali: la forte accelerazione nella crescita della popolazione mondiale avvenuta dopo la 2° guerra mondiale (11 miliardi di persone previste nel 2050); il cambiamento della morfologia degli ambienti urbani, data dai sistemi di mobilità collegata (il tasso di urbanizzazione nei paesi sviluppati ha raggiunto il 79%), si pensi alla pressione antropica in Italia dove il 42% della popolazione totale vive sul 9% della superficie disponibile; infine la mobilità è correlata all’aumento del possesso di veicoli meccanici privati: dal 1960 al 2010 il numero di auto è aumentato di sette volte, e se da una parte abbiamo situazioni come quella italiana dove il parco macchine è arrivato a 39 mio e l’età media è di ben 11,3 anni, vi sono molti paesi in via di sviluppo dove la motorizzazione deve ancora subire l’onda di crescita.

Questi fenomeni hanno portato ad un aumento della mobilità mondiale misurata da tutti gli indicatori: ad esempio negli ultimi 50 anni la domanda mondiale di mobilità sistematica e a-sistematica è più che triplicata, passando da 1400 km/persona/anno a 5500 km/persona/anno.

Se questi sono i fenomeni globali e i dati correlati, lo sforzo della Unione Europea riguardo la mobilità è racchiuso nella formula 30-30-30: 30% di mobilità veicolare privata, 30% di trasporto pubblico e in sharing e 30% di mobilità attiva (ciclo e pedibus); la situazione odierna è 60%-10%-24%.

Arrivare alle proporzioni indicate dalla UE implica attivare politiche che siano supportive della cosiddetta mobilità attiva, essa infatti è la più sostenibile nonché portatrice di benessere psicofisico. Elementi quali il rumore e lo spazio utilizzabile dai pedoni e dalle bici assumono rilevanza in questo quadro. E’ da evidenziare che l’obiettivo del 30% di mobilità attiva non è impossibile da raggiungere, atteso che il 75% degli spostamenti in Italia avviene entro i 10 km e il 60% degli spostamenti urbani è compreso in 15 min di percorrenza (dati Isfort 2020-vedi tabella a seguito).

La pandemia da Covid ha apportato in Italia nell’ultimo anno diversi cambiamenti: il trasporto pubblico ha subito un tracollo del 46%, la mobilità privata è diminuita del 21% e la mobilità attiva è aumentata dell’11%, ci si può dunque augurare che questo cambio positivo possa mantenersi e rafforzarsi nel periodo post pandemico.

Un altro modo di vedere le relazioni tra ambiente e mobilità è quello proposto dal prof Furlan, medico dell’Università Humanitas, che propone la differenziazione tra ambiente esterno ed ambiente interno, entrambi influiscono sul benessere dell’individuo e sulla sua domanda di mobilità, il primo (outdoor) influenza i tempi e la qualità della mobilità (ad esempio si pensi al tema delle strade dissestate), il secondo (indoor) influenza la qualità della mobilità (si pensi al comfort per es. delle sale d’aspetto, allo spazio, alla temperatura, al silenzio etc). L’ambiente influisce direttamente sul benessere dell’individuo sia in termini di efficacia prestativa che di capacità cognitiva, la mobilità è dunque un’ulteriore variabile che influisce ed è influita dal rapporto tra benessere dell’individuo e ambiente.

Da queste considerazioni il prof Furlan propone dunque due messaggi: date le relazioni tra ambiente-qualità della mobilità–benessere/salute sono da considerare con attenzione le implicazioni in ambito di lavoro/studio; inoltre, egli propone nuovi indicatori di salute/benessere (come ad es. la Frequenza Cardiaca), possibili proxi di qualità della mobilità ed efficienza della mobilità; oggi tali indicatori sono facilmente misurabili attraverso i cd. Wearables, cioè apparecchi intelligenti, indossabili, che collegati alla Rete sono in grado di trasmettere in tempo reale dati e informazioni georeferenziate.

Anna Tiberi