Riprendo il post sul MES pubblicato sul sito di Civicum il 20 Novembre 2020 (https://www.civicum.info/mes-sanitario-le-ragioni-di-chi-e-a-favore-e-chi-e-contro/) per una ulteriore riflessione sull’ utilizzo della linea di credito Pandemic Crisis Support del MES.

Il MES è una organizzazione internazionale strutturata come una impresa, che ha lo scopo di erogare aiuti economici di emergenza, fino ad un massimo di 500 miliardi di Euro, senza pesare sui bilanci degli stati, in quanto si finanzia sul mercato dei capitali emettendo obbligazioni. IL MES può operare attraverso 6 tipologie di strumenti, alcuni dei quali sono stati usati a sostegno di alcuni stati (https://www.esm.europa.eu/assistance/lending-toolkit).

Il MES funziona come una banca, dotata di un capitale di rischio versato di 80 miliardi di Euro, sottoscritto dagli stati soci (l’ltalia è il 3° socio dopo Germania e Francia, con una quota pari al 17,9% pari a 14,3 miliardi di Euro). Il capitale serve a fornire una garanzia ai sottoscrittori delle obbligazioni (tipicamente investitori istituzionali come i fondi pensione). Il MES, quindi, è un intermediario che raccoglie fondi sul mercato e li utilizza per dare sostegno finanziario agli stati che – a causa di una crisi – non riescono a finanziarsi autonomamente.

Per minimizzare il costo degli interessi il MES, oltre ad una robusta riserva di capitale, richiede delle condizioni agli stati che ne facciano ricorso più o meno stringenti, ad ulteriore garanzia che le obbligazioni emesse vengano rimborsate. La struttura e le condizioni di accesso alle linee di credito del MES sono oggetto del progetto di riforma (https://www.bancaditalia.it/media/fact/2019/mes_riforma/index.html) attualmente in fase di discussione parlamentare in Italia.

A differenza degli strumenti ordinari, la linea di credito Pandemic Crisis Support (https://www.esm.europa.eu/content/europe-response-corona-crisis), non richiede impegni e controlli finalizzati a facilitarne il rimborso. In seguito al pronunciamento della Commissione Europea del 6 maggio 2020 (https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/20-05-04_pre_eligibility.pdf) tutti gli stati possono farne richiesta (fino al 2% del PIL di ogni stato e ad un massimo complessivo di 240 miliardi di Euro) e l’unica condizione consiste nel suo utilizzo per finanziare costi diretti ed indiretti sanitari, di cura e prevenzione in conseguenza del COVID 19. Il finanziamento ha una durata massima di 10 anni, ed un costo estremamente contenuto, inferiore all’attuale costo di interessi dei titoli di stato italiani di analoga durata e scadenza.

Tirando le fila, quindi, nel caso del Pandemic Crisis Support, il MES rappresenta uno strumento di accesso immediatamente disponibile ed a costo minimale a risorse finanziarie fino a 37 miliardi di Euro per l’Italia, ma resta un prestito che va restituito. Per questo quindi il MES non è uno strumento adatto a finanziare sussidi a fondo perduto e trasferimenti, mentre potrebbe essere efficace per finanziare investimenti (come i finanziamenti agevolati concessi dalla BEI alle imprese).

Agli stati richiedenti, infatti, viene richiesto di proporre un piano (omogeneo per tutti) secondo lo schema della tabella di seguito riprodotta:

Gli investimenti pubblici possono generare una crescita del reddito nazionale anche doppia rispetto alla spesa per gli investimenti stessi (il c.d. moltiplicatore Keynesiano) e quindi l’ampliamento della base imponibile, che a sua volta, può consentire di recuperare risorse per la restituzione del prestito (il suo ammortamento) facilmente se il costo degli interessi sul debito è minimale e prossimo a zero. Facendo un esempio: la costruzione/allestimento ed esercizio di ospedali e/o ambulatori e servizi di cura e prevenzione territoriali, genera profitti tassabili per le imprese coinvolte e gettito IVA, mentre tutti i lavoratori impiegati percepiscono a loro volta redditi tassabili. Ma l’effetto più importante degli investimenti è che i redditi netti di imprese e lavoratori stimolano poi ulteriore spesa in consumi o investimenti, dando luogo appunto all’effetto moltiplicativo del reddito. Questo processo favorisce quindi la riduzione strutturale del rapporto tra Debito pubblico e Prodotto Interno Lordo del paese, che si è drammaticamente ampliato proprio a causa del COVID19 mettendone a rischio la sostenibilità (meno PIL per effetto di lock down e chiusure di attività e più debito pubblico per le misure di ristoro e sostegno dell’occupazione di lavoratori che non possono produrre).

Come si è visto il SARS COV2 è un virus pandemico meno letale di SARS o EBOLA, ma la sua estrema infettività per via aerea può generare velocemente un  collasso delle strutture sanitarie, con enormi danni di breve e medio lungo termine sullo svolgimento delle attività sociali ed economiche delle popolazioni colpite (https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2771764).

Si è osservato anche che i paesi dotati di maggiori risorse sanitarie e capaci di implementare azioni di prevenzione (tamponi, tracciamento e contenimento dei focolai) sono quelle che hanno sofferto meno del calo di attività economica e possono ripartire più rapidamente (https://www.ft.com/content/7fb55fa2-4aea-41a0-b4ea-ad1a51cb415f). Questo conferma la tesi del premio Nobel per l’Economia Paul Romer: che costa enormemente meno testare, tracciare e isolare rispetto a dover chiudere ampi settori dell’economia per fermare la diffusione esponenziale dei contagi (https://paulromer.net/roadmap-to-reopen-america/).

In Italia la pandemia ha evidenziato la necessità di un profondo ripensamento della organizzazione dei servizi sanitari di cura e prevenzione, per recuperare il grande gap accumulato nei confronti dei paesi che meglio hanno saputo gestire l’emergenza e affrontare il processo di ripresa non appena sarà diffuso un vaccino efficace.

L’Italia, paese con una popolazione molto vecchia, aveva nel 2018 una spesa sanitaria (esclusi gli investimenti) di 3.600 dollari per abitante contro i 6.600 della Germania, e del 25% inferiore alla Germania in proporzione al PIL. L’Italia in particolare presenta una dotazione di personale infermieristico – che serve proprio per l’assistenza e la prevenzione – inferiore alla media dei paesi UE, e pari a quasi la metà di quello della Germania : 6.7 contro 13.2 per 1000 abitanti (https://data.oecd.org/healthres/health-spending.htm).

Questi dati confermano la profonda fragilità delle strutture di medicina del territorio, che ha determinato anche in questa seconda ondata pandemica autunnale il collasso degli ospedali, sommersi dall’afflusso di pazienti con sintomi severi o gravi, cresciuti esponenzialmente perché le strutture di test, tracciamento ed isolamento dei focolai infettivi non erano state finanziate e organizzate e, una volta ripartito il contagio, perché molti malati non hanno potuto ricevere adeguate cure domiciliari o ambulatoriali in fase precoce della malattia.

Notizia di stampa (https://www.corriere.it/politica/20_ottobre_22/speranza-riforma-65-miliardi-cambiare-sanita-6406fdbc-1498-11eb-945d-f4469a203703.shtml) hanno riportato che il ministero della Salute sta studiando un piano di investimenti nella sanità per circa 65 miliardi di Euro.

L’utilizzo dei 37 miliardi del MES sanitario potrebbe essere lo stimolo per elaborare ed attuare un piano organico di investimenti, con una governance chiara e dotata dei poteri di esecuzione, per adeguare i servizi sanitari, le infrastrutture tecnologiche di coordinamento e risolvere le carenze messe in luce dal COVID19 (che resterebbero tali – se non risolte – nel caso non improbabile di nuove epidemie).

La questione è politica, di capacità e volontà di effettuare investimenti utili anche a sostenere la crescita dell’economia e dell’occupazione. IL MES è uno strumento che può essere utilizzato subito. I fondi e i finanziamenti del “Recovery Fund” non saranno disponibili ancora per lungo tempo.

Edoardo Maria Toscani

FONTI

https://www.esm.europa.eu/about-us

https://www.bancaditalia.it/media/fact/2019/mes_riforma/index.html

https://www.corriere.it/politica/20_ottobre_22/speranza-riforma-65-miliardi-cambiare-sanita-6406fdbc-1498-11eb-945d-f4469a203703.shtml

https://www.ft.com/content/7fb55fa2-4aea-41a0-b4ea-ad1a51cb415f

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2771764

https://www.corriere.it/cronache/20_novembre_27/coronavirus-lombardia-covid-perche-c29b5de4-301a-11eb-a612-c98d07fbf341.shtml

http://www.politicheeuropee.gov.it/media/5377/linee-essenziali-pnrr-italia.pdf

https://data.oecd.org/healthres/health-spending.htm

https://www.ineteconomics.org/perspectives/blog/to-save-the-economy-save-people-first

https://www.ft.com/content/f9a0c784-712e-4bf9-b994-55f8d63316d9