È con profonda tristezza che l’Italia lentamente si appresta alla scomparsa delle Varie ed Eventuali dagli Ordini del Giorno. Si tratta di una delle più irrinunciabili caratteristiche del processo decisionale italiano: dopo avere deciso tutti insieme, le Varie ed Eventuali consentono di ri-discutere e ri-decidere ogni cosa, ma questa volta fra i pochi rimasti nella riunione. Noi, inventori del Diritto più bello del mondo,  rispettiamo profondamente la legge, senza eccezione alcuna tant’è che il nostro Diritto include anche tutte le possibili eccezioni.

Rispetto dei convenuti – In democrazia, uno dei principi fondanti dei processi decisionali collegiali é il «rispetto reciproco fra partecipanti e verso coloro che non hanno potuto intervenire». Coerentemente, il Diritto prevede che le riunioni dedicate al deliberare siano convocate con adeguato anticipo in modo che gli invitati abbiano il tempo di prepararsi sugli argomenti esposti nell’OdG (Ordine del
Giorno). Nel nostro Paese, si é sviluppata la sofisticata consapevolezza che nulla é definitivo come giá Lorenzo il Magnifico declamava. Perfino i piú rigidi fisici e matematici concordano sul principio di indeterminazione, i fenomeni sono probabili, ma non certi. Non si puó non apprezzare la saggezza italica che istintivamente include nelle decisioni l’uscita di sicurezza, oculatamente piú grande di quella di entrata: la voce Varie ed Eventuali, l’ossimoro che prevede l’inaspettato. Qualche spirito maligno insinua che quel cancellone sempre aperto sia un modo per infilare nel verbale la divertente sorpresina fuori-onda o le due /tre parole della famosa «manina». Non temete, dalla giurisdizione ordinaria alla Cassazione, é stabilito che «Varie ed Eventuali» è un ingannevole illecito. In pratica invece moltissimi continuano imperterriti ad includere questa mancanza di rispetto nei confronti dei non presenti e di quelli che non sono stati messi nelle condizioni di meditare adeguatamente sulle proposte.   

Chiarezza delle delibere – Sempre per rispetto verso i partecipanti, l’OdG deve elencare con precisione e chiarezza la
sequenza degli argomenti sui quali deliberare. I termini essenziali delle decisioni devono essere sufficientmente esplicativi da consentire agli aventi diritto di formulare le determinazioni, anche relativamente alla loro partecipazione, diretta o indiretta. La sola «debole chiarezza» può rendere impugnabili le delibere. La vivace interpretazione italica preferisce invece ammorbidire la durezza delle regole secondo il criterio «tutto e il contrario di tutto»: L’OdD perciò si chiude tradizionalmente con la voce V&E che si distingue dalle altre voci, fin troppo rigorose, per essere assolutamente vaga. Poniamo una domanda ai sostenitori della più ampia e spettacolare improvvisazione: l’OdG può essere redatto con una sola voce Varie ed Eventuali? Sarebbe un esempio di fantastico rispetto delle procedure e  contemporaneamente della piú arbitraria e del peggiore disprezzo per la sostanza del diritto altrui. 

Preparazione – I partecipanti hanno fermo diritto di essere anticipatamente informati, ma è anche opportuno e serio che i partecipanti effettivamente si preparino. Questo criterio comportamentale è cruciale. Ecco un altro miracolo del cancellone accogliente e sempre aperto: per la voce Varie ed Eventuali non solo non ha senso preparsi, ma non è proprio possibile farlo. A parte per gli amichetti nella loro riunione carbonara

V&E non delibera – Il Diritto, e tutte le sue interpretazioni, escludono che i riuniti possano deliberare sugli argomenti discussi nelle V&E. Nel Paese un numero imprecisato di persone non capiscono perché in una riunione chiamata per decidere, ci sia un argomento all’ordine del giorno sul quale è vietato decidere.

Spirito di gruppo – Alcuni, certamente aventi interesse, sostengono che le decisioni vengono prese da pochi prima della riunione formalmente convocata; costoro ritengono che le riunioni formali siano noiose e che sia molto piú socializzante e divertente festeggiare gli esiti delle riunioni carbonare. In altre parole, é bene correre ad approvare l’Ordine del Giorno all’unanimitá per passare velocemente alle Varie ed Eventuali per scambiarsi l’ultimo gossip. Erroneamente ritengono che questo sia un momento garantito dal Diritto, forse intendendo che questo serve al rafforzamento dello spirito di gruppo.

Inefficienza e la lentezza – Il Diritto non solo non prevede l’obbligatorietà delle V&E, ma ne sconsiglia vivamente l’uso, tanto da ritenere invalide le decisioni prese in questo ambito. Probabilmente gli esperti del Diritto, come la Cassazione, non riescono ad interpretare correttamente le qualità dello spirito conviviale ed estemporaneo italiano. La non obbligatorietà, resa però obbligatoria dalla reiterazione del rito, corrisponde all’impossibilità del Diritto di definire esattamente come si svolge il processo decisionale; i caciaroni e gli azzecca garbugli ne gioiscono. È davvero necessaria la voce V&E? È ovvio che il presidente della riunione non può sottrarsi dal garantire il diritto di ciascuno di esaminare, fare domande e di esporre la propria opinione su ciascuno dei punti, ma é abbastanza
incivile obbligarlo, con il ricatto di cui sopra, a consumare il tempo di tutti per ascoltare qualcosa che non era previsto all’Ordine del Giorno. Piú si esplora l’opportunitá delle V&E, più é difficile individuarne i benefici diretti e indiretti che derivano da una discussione non programmata ed inutile.

Emergenza – C’è chi ritiene sia necessario tenere uno spazio riservato alle emergenze. Ma l’argomento sembra poco sostenibile perché nel caso l’emergenza sia importante e urgente, si può convocare una specifica riunione senza per questo venire meno agli obblighi di adeguata informativa. 

Assemblea totalitaria – Esiste un solo caso nel quale si può discutere di qualsiasi cosa e anche deliberare: l’assemblea totalitaria. Non c’è bisogno di convocarla né di alcun ordine del giorno. Nell’assemblea totalitaria tutto è possibile.

 

Per concludere riportiamo uno stralcio da una sentenza del Consiglio di Stato:

La Sezione VI del Consiglio di Stato con la decisione 427 del 5/6/1979 ha espresso il suo giudizio in merito affermando che nell’odg della seduta di un organo collegiale devono essere indicati gli argomenti che saranno trattati per fare in modo che i membri del collegio siano in grado di valutare l’importanza della seduta stessa in base agli argomenti d trattare.

Nel punto “Varie ed eventuali” vanno a mancare i punti di precisioni che permetterebbero ai componenti dell’organo collegiale di conoscere gli argomenti in discussione nella seduta. La voce è, quindi, ritenuta illegittima. Da questa sentenza, pronunciata dal Consiglio di Stato, si evince, quindi, che non è obbligatorio inserire la voce “Varie ed eventuali” nell’ordine del giorno. Ma se anche tale punto fosse inserito nell’odg non sarebbe possibile deliberare gli argomenti trattati in tale voce a meno che non siano presenti tutti i membri dell’organo collegiale e
non raggiungano l’unanimità.

A tal proposito si è espresso anche il TAR Puglia con la sentenza 550 del 5/2/2003 che ha affermato che una eventuale delibera assunta da un organo collegiale su una discussione di oggettiva rilevanza, non indicata nell’ordine del giorno sarebbe illegittima se non in presenza di tutti i membri del collegio che siano concordi nel trattare l’argomento.