Un processo di succcessione nelle funzioni di coordinamento, frequente e bene ordinato, é garanzia di efficace conduzione di qualsiasi organizzazione, a maggior ragione delle democrazie che rifuggono dalle tiranidi.

Per successione generalmente si intende il passaggio del patrimonio e di alcuni diritti, per esempio economici, da un individuo non piú in vita ad altri secondo criteri definiti dalla legge o da contratti come ad esempio il testamento. Si tratta di accadimenti che hanno frequenza e durata di «una volta nella vita» e riguardano un solo individuo con i suoi successori.

Nelle associazioni di individui, persone giuridiche quali sono ad esempio le societá e le comunitá, la successione riguarda invece il passaggio dei poteri fra viventi, con una frequenza e durata che si misura in pochi anni e puó ripetersi per  limitato numero di mandati e viene eseguita con modi quasi sempre amichevoli, e certamentenon cruenti.Questo é quanto accade nelle democrazie piú mature ed esperte.

Nelle poche e antiche monarchie costituzionali il passaggio del potere avviene, come sempre, per morte naturale; ma il potere arimasto loro orami é spesso solo simbolico e il passaggio si compie, seppure in forma di grande evento, ma mestamente come un qualsiasi triste funerale.

Nella maggior parte dei Paesi invece la successione sia delle societá sia dei governi, segue le regole del passato che sono causa di instabilitá, di agitazione, di violenza, accompagnate da distruttivi ribaltamenti rivoluzionari e da guerre civili. In questi sistemi organizzativi primitivi, quando il capo comincia a dimostrare qualche debolezza, i pretendenti si fanno sotto e spingono con tale determinazione che spesso è la loro stessa azione a provocare anzitempo la morte capo, oppure l’allontamento forzoso talvolta dall’esito nefasto. Rarissimamente il ritiro a vita privata puó sostituire la tragicitá del cambiamento. Questi meccanismi sono la continuazione della millenaria esperienza tribale, che dobbiamo riconoscere é stata di ineguagliato successo. La tempestiva sostituzione del leader è un fattore critico di successo per la tribù. Funziona più o meno così: 1) Il CapoTribù comincia a dare segno di debolezze fisiche e mentali. 2) I pretendenti, stanno con le orecchie dritte, e appena si presentano le condizioni favorevoli, fanno fuori il capotribù e tutti gli altri pretendenti. 3) Il capotribù spodestato, se non è morto, per lo più lascia il branco e probabilmente muore di stenti in solitudine. La minitribù dei suoi parenti e amici non ha sorte molto diversa. 4) Il nuovo e vigoroso capotribù governa per un pò e poi anche lui comincia a declinare. E qui si torna circolarmente al punto uno, all’infinito. Quando il capoclan invece muore per cause naturali o accidentali, interviene una leggera variante: il successore prende il potere secondo le regole di successione. Ma la resa dei conti con il pretendente più forte è inevitabile. Una specie di meritocrazia semplice ed efficace. Queste usanze possono sembrare crudeli e prepotenti, ma si deve considerare che per millenni esse sono state efficacemente funzionali alla sopravvivenza della tribù. Tribù che non possiamo dimenticare essere stata l’organizzazione, non solo umana, di più ampio successo.

Dobbiamo essere consapevoli che un enorme numero di abitanti del nostro pianeta si ispira ai valori tribali primordiali. Anche nel nostro paese. Qualche anno fa i giornalisti Stella e Rizzo hanno coniato la tribalissima parola «casta» per indicare il gruppo che governava l’Italia in quegli anni e nei precedenti decenmni. Nessuno ha avuto alcuna difficoltà istintiva a riconoscere il modello sociale tribale prevalente su chi spera in una piú vasta partecipazione attiva dei Cittadini.

Sebbene il cambiamento culturale [1] sia lentissimo, la societá del nostro Paese evolve evitando la sanguinositá del passato e i progessi sono evidenti. Per esempio da tempo si ritiene ormai poco opportuno uccidere i contentendenti politici, senza esagerare in ottimismo perchè la lunga lista di omicidi eccellenti, che si snoda nei passati decenni, ci dimostra che quella cultura tribale è ancora molto vitale e reattiva. L’abbandono delle antiche pratiche tribali, come ad esempio l’eliminazione fisica dei contendenti politici ancora largamente in uso per esempio in Russia e nei Paesi simili, ha prodotto in passato alcuni effetti sfavorevoli imprevisti: i capitribù restavano lo stesso al potere, nessuno riusciva a spostarli dalle loro poltrone e lí invecchiavano, peraltro con un’aspettativa di vita assai piú lunga che in passato.  Bisognava aspettare che sparissero da soli. Tutti ricordiamo come l’etá media della casta fosse decisamente sopra i sessant’anni con frequenti punte oltre gli ottant’anni. Fortunatamente in Italia abbiamo ormai qualche sporadico caso di ultra ottantenne che rimane al suo posto, naturalmente dobbiamo il massimo rispetto a queste persone che evidentemente hanno fibra tenacissima e intelligenza viva tanto da riuscire a battere persone di piú giovane etá. Possiamo finalmente dire di avere superato la fase intermedia della gerontocrazia alla Bresnev. Purtroppo peró molte popolazioni nel mondo sono costrette a vivere secondo le regole dei modelli sociali tribali e a subirne i danni; gli esempi di questo genere di tirannie sono numerosissimi ed é certamente facile riconoscerle a prima vista: sono governate da geronti. Ma non sono le tirannie piú pericolose, le piú brutali sono condotte da giovani psicopatici come é accaduto prevalentemente in Europa nel secolo scorso.

[1] # Cultura (link): la ripetizione di comportamenti ritenuti di successo