La sovranità è il diritto individuale, assoluto, non cedibile di governare sé stessi senza limitazione alcuna. La sovranità implica l’esercizio illimitato del potere.

Osserviamo che esistono molte democrazie dirette, però oltre una certa soglia, misurata in numero di individui partecipanti,  la forma più comune di democrazia è quella rappresentativa, caratterizzata da un processo di decisione stabilito nell’atto costituivo della Società:

  1. Rinuncia all’esercizio di parte del potere inviduale – I Cittadini delegano alcuni Cittadini (gli AP – Amministratori Pubblici) a prendere decisioni per loro conto sia per quanto riguarda i comportamenti fra Cittadini sia per i beni che i Cittadini mettono in comune
  2. Esercizio del potere – Gli AP esercitano il potere loro delegato su tutti i partecipanti (i Cittadini e gli ospiti sul territorio italiano)
  3. Alla scadenza (temporale) delle deleghe, i Cittadini le riassegnano ad altri come al punto 1)

Citando Giovanni Sartori: La titolarità dice: il potere mi spetta di diritto, è mio di diritto. Sì, ma qui abbiamo soltanto un diritto. E quello che conta è l’esercizio. Il potere effettivo è di chi lo esercita. La domanda cruciale, allora, è: come si fa ad attribuire al popolo, titolare del diritto, il diritto-potere di esercitarlo?

L’articolo 1 della Cosituzione recita:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Colpisce che la sovranità non sia individuale, ma collettiva. Il concetto appare complesso e aperto a molte possibili interpretazioni. Al contrario è inequivocabile il limite posto all’esercizio della sovranità che elimina la sua natura di diritto pienamente esercitabile e superiore, appunto sovrano.
Nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani l’ultimo conclusivo Articolo 30 recita con chiarezza inequivoca:
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
Passati settant’anni dalla fondazione, superate le necessità del compromesso di allora e maturata una concreta esperienza di democrazia, l’articolo 1 della Costituzione potrebbe forse essere rivisitato e reso meno interpretabile cioè più chiaro.
Si potrebbe rimediare ad una lacuna della Costituzione che non pone limiti allo Stato, cioè complessivamente ai suoi organismi elettivi e ai suoi 3.5 milioni di amministratori pubblici dipendenti. Non spiega ad esempio che lo Stato è l’organismo al quale i Cittadini hanno delegato:
  • l’amministrazione dei soli beni che essi hanno messo in comune
  • arbitrare, secondo Costituzione, fra i comportamenti dei Cittadini:
    • italiani entro il territorio italiano
    • non italiani che transitano sul territorio italiano
    • italiani che transitano per altri territori
    • che fanno riferimento a Stati diversi.