Fra le molte domande esistenziali alle quali è difficile rispondere ne distinguiamo una particolarmente interessante per i nostri scopi: cos’è la qualità della vita?
Il nostro Paese, l’Italia, è famoso per avere regalato al mondo moltissimi ingredienti che nell’insieme qualificano gli italiani come massimi cultori della qualità della vita. Forse dovremmo spiegare agli altri come si fa a vivere bene. Un pochino in effetti lo facciamo, con l’esempio però e senza una consapevole volontà di farlo.
Non sappiamo veramente perché siamo più contenti nel bello che nel brutto e nemmeno ci interessa tanto spiegarlo.
Il resto del mondo ci studia, ci copia, investe enormi risorse per uguagliare la nostra qualità della vita. Il mondo degli altri è un mondo razionale e determinato che misura ogni cosa. Già nel tardo 1600 in UK i landlords avevano inventato qualcosa di simile per controbattere all’eccesso di tassazione dello Stato (per loro il Regno Unito). Nel 1900 gli economisti sentirono la necessità di identificare una misura per calcolare il prodotto nazionale annuale, ma solo nel 1991 gli USA adottarono la misura del PIL (Prodotto Interno Lordo), anzi del GDP (Gross Domestic Product) che qulcuno chiama invece GNI (Gross National Income). Tutti gli altri Stati seguirono. Ma iniziarono anche le critiche al GDP perchè non è in grado di rappresentare la qualità della vita. Nemmeno se calcolato «per capita», cioè vicino alla percezione del singolo Cittadino.
Molti si industriarono per trovare indicatori statistici di tutti i tipi; l’ONU, l’OCSE, la Banca Mondiale ne calcolano molti di elevato interesse.
Angus Deaton, nobel per l’economia, nei suoi studi ha sostenuto, non da solo, che il secondo indicatore per misurare la qualità della vita è l’aspettativa di vita e l’indice di salute delle persone. In effetti disponendo di risorse economiche, di tempo, di lunga vita vissuta in salute vi è una più alta possibilità di godere di una migliore qualità della vita.
Civicum ha investigato su molti indicatori e ne ha misurato alcuni sulle principali Città. Possiamo quindi dichiarare, senza pretese di verità assoluta, ma con un certo senso pratico che per Civicum la qualità della vita si può quantificare, seppure parzialmente, con i seguenti indicatori:

  1. Il GDPpc (in italiano PILpc o GNI Gross Natinal Income) che descrive le entrate medie annue del Cittadino medio italiano
  2. La ricchezza (patrimonio/risparmio/capitale) media degli italiani
  3. L’indice di salute (GBD – Global Burden Disease) misurato ormai da qualche decennio in vari paesi, prevalentemente anglosassoni e nordici che misura l’aspettative di vita e il grado di salute insieme ad altri dati più analitici.

Per ora possiamo affermare che gli italiani effettivamente vivono mediamente meglio della maggior parte degli esseri umani, gli italiani sono al 27º posto dello HDI (Human Development Index).

Concludiamo invitandovi a consultare il GDB Index e la sua mappa interattiva

 

—— NOTE ——

1 Purtroppo il GDPpc non cresce da molto tempo, anzi è un po’ diminuito; l’aumento delle tasse ha sottratto valore alle entrate reali di ciascun Cittadino. Anche la ricchezza media ha subito un duro colpo nell’ultimo decennio, prevalentemente per via della veloce crescita del debito pubblico. In sintesi, le risorse realmente disponibili a ciascun Cittadino sono in importante decrescita e riducono la possibilità di ciascuno di costruire una migliore qualità della vita per sé e per i propri figli. Il nostro sistema sanitario è senza dubbio e ampiamente fra i migliori, ma le ristrettezze economiche implicano possibili carenze future che potrebbero influire sulla qualità dei servizi sanitari.