Gli individui e le società
I Cittadini che si sono organizzati in democrazie liberali come quella italiana credono in due essenziali prerequisiti:

  1. ciascuno immagini il proprio personale futuro e si adoperi per realizzarlo.
  2. ciascuno aderisca con fiducia a molteplici società[1] nel convincimento che tutti i partecipanti porteranno benefici a sé stessi e agli altri, aumentando la probabilità di realizzare le aspirazioni individuali.

A ciascuna società[2] spetta perciò il compito di facilitare equamente il miglioramento della Qualità della Vita dei partecipanti, in modo che tutti possano guardare con ottimismo al proprio futuro.

La misura della Qualità della Vita
Le associazioni intergovernative e i think-tank si sono molto impegnati nell’identificare e rendere misurabili i fattori che raffigurino quantitativamente la Qualità della Vita. L’ONU, ad esempio, tiene aggiornato lo HDI (Human Development Index) e l’OECD/OCSE[3] pubblica il Better Life Index.  Preferiamo quest’ultimo perchè articola i dati per regione oltre che per Stato: qui di seguito il posizionamento dell’Italia. La banda verde evidenzia:

  1. il ranking – i Paesi a destra della banda verde sono meglio posizionati dell’Italia
  2. il valore dell’indice – il valore dell’indice rispetto al 10 del Paese più performante.

È un fatto ormai assodato che l’Italia fornisce ai propri Cittadini un ottima assistenza sanitaria. In alcune regioni italiane il valore dell’indice sfiora il 10, ai masssimi di tutte le regioni OECD. Essendo la salute uno dei due fattori chiave per misurare la Qualità della Vita, questo trascina in alto nel ranking il Paese. I Cittadini italiani hanno qualcosa di molto importante da insegnare agli altri.

Questo dato non ci sorprende perché è nella cultura italiana un sistema relazione non solo soddisfacente, ma addirittura di eccellente qualità come viene frequentemente riconosciuto dai altri membri dell’OECD e degli altri Paesi.

Contrariamente a quanto gli italiani percepiscono, il livello di sicurezza è molto simile agli altri Paesi dell’OECD e cioè molto alto. Non vuol dire che dobbiamo essere sodisfatti, ma vuol dire che concentrando le amministrazioni locali meno performanti è possibile portare l’Italia nei primissimi posti.

Questo parametro è intimamente legato all’indicatore «Equilibrio lavoro-vita», entrambi contribuiscono a bilanciare altri fattori rigorosamente quantitivi. Dal punto di vista della Qualità della Vita sarebbe utile comunicare adeguatamente questi aspetti essenziali come quegli ingredienti che determinanti per la soddisfazione finale.

Da qui in poi il Paese mostra indicatori di disagio e di difficoltà che è importante modificare con azioni impegnative, ma necessarie.

L’occupazione è il grande cruccio del Paese che orgogliosamente si dichiara la quarta potenza industriale del Mondo. Evidentemente la produzione delle imprese non porta un valore aggiunto sufficiente a compensare i dipendenti meglio di quanto riescano a fare la maggior parte degli altri Paesi OECD. Peraltro al di sotto di una certa soglia, i compensi minimi, sono un ostacolo all’assunzione, in ogni caso la combinazione della scarsa occupazione e del basso reddito procapite è il più grande dramma del Paese.

Il deficit di istruzione degli Italiani è certamente uno dei fattori di lungo termine che impatta gravemente sul reddito, sull’occupazione e sulla Qualità della Vita nel suo complesso. Evidentemente questo aspetto non è mai stato recepito né dai dipendenti pubblici del settore né dalla cittadinanza. L’operato dell’amministrazione pubblica, nei passati decenni, ha prodotto persone insufficientemente preparate, in media, rispetto agli altri Paesi tant’è che il risultato del loro lavoro porta, sempre in media, poco valore aggiunto. I tentativi di modificare il sistema dell’istruzione sono tutti falliti, ma lo status quo ora costa molto molto più dei possibili «gravi» teorizzati dai detrattori di qualsiasi riforma. I risultati purtroppo sono sotto i nostri occhi e in questo caso non vi è alcuno spazio per scaricare la responsabilità su altri: lo status quo è addebitabile in larghissima parte al sistema stesso.

Questo indicatore evidenzia la distanza fra l’Amministrazione del Paese e la partecipazione dei Cittadini. Difficile dire da che parte stia la principale responsabilità. I media quotidianamente riportano le malefatte dell’Amministrazione Pubblica, tuttavia i Cittadini restano quasi inerti a proprio danno collettivo e non esercitano il loro diritto di incidere sull’operato della PA. CIVICUM vuole invece impegnarsi a fondo e vuole spingere l’Italia nel posto più alto possibile in Qualità della Vita.

L’autoflagellazione inerte è un male sociale schizofrenico rispetto alla realtà dei fatti, è un alibi psicotico per non agire.

Questo è l’indicatore che CIVICUM intende affrontare, almeno in alcune delle sue componenti aggredibili, più facilmente e velocemente migliorabili.

È quasi incoerente con il primo indicatore Salute che ci pone ai massimi livelli, mentre questo sull’Ambiente ci pone fra gli ultimi. L’inquinamento da polveri sottili, dannazione della Pianura Padana, dovrebbe abbassare lo stato di salute degli italiani che vivono al nord, invece il servizio sanitario sembra essere così ben funzionante da rimediare al problema. CIVICUM ha deciso di partire dall’indicatore peggiore e perciò ha lanciato un progetto specifico battezzato E70.

Un approccio pragmatico
Il Better Life Index è migliorabile, tuttavia lo scopo di questo post non è né una critica né una proposta di affinamento degli indicatori che andrebbero rivolte all’OECD. Intendiamo invece utilizzare i dati per suggerire un piano d’azione pragmatico per migliorare la Qualità della Vita.
Ad ogni società, specialmente quelle dell’amministrazione pubblica, gioverebbe verificare se i provvedimenti (leggi e norme) spostano gli indicatori in alto o se malauguratamente li peggiorano[4].
Principi per la scelta delle priorità:

  1. Aspettativa di vita e stato di salute: Molti studiosi, fra i quali i premi Nobel Angus Deaton e Amartya Sen, ritengono che i parametri fondamentali siano l’aspettativa di vita e il grado di salute. Le cause sono molteplici, per esempio gli incidenti stradali o sul lavoro provocano morti premature, lesioni permanenti o temporanee.
  2. Efficienza marginale: Per gli indicatori già ben posizionati vicino ai massimi livelli è necessario molto sforzo in cambio un piccolo avanzamento. Al contrario è probabile che un indicatore posizionato in basso, nella graduatoria e nel valore, richieda uno sforzo minore producendo un risultato migliore.
  3. Velocità dei risultati: Le soluzioni preferibili agiscono sulle leve più rapidamente efficaci, producono meno effetti collaterali indesiderati, in equilibrio con le prevedibili evoluzioni future.

Quali indici sono prioritari per l’Italia?
Applicando i principi di cui sopra potremmo arrivare alla conclusione che per l’Italia:

  1. Ambiente – Il primo fattore da migliorare dovrebbe essere l’ambiente (3.8) che l’OECD misura nei sub-fattori «polveri sottili (30° posto su 38, senza variazioni dal 2005)» e «qualità dell’acqua (31° posto su 38)». Un’analisi più fine con dettaglio per regione mostra una situazione particolarmente pericolosa nelle cinque regioni padane (Piemonte, Lombardia, Veneto, FVG – Friuli Venezia Giulia, EmiliaRomagna), l’indicatore è a zero e sono le peggiori regioni d’Europa. Migliorando questi indicatori potrebbe rapidamente migliorare la media nazionale e più concretamente si ridurrebbero significativamente le morti premature da inquinamento.
  2. Reddito – Il secondo fattore è senz’altro il «Reddito» la cui redistribuzione è un fattore di equità, ma non solleva il reddito disponibile pro-capite che è fra i più bassi dell’OECD: indice 4.1, cioè meno della metà del più performante, e 18° su 38 fermo a in questa posizione dal 2005. L’OECD calcola il fattore «Reddito» combinando i due sub-indici:
    1. Ricchezza Finanziaria delle famiglie (18° su 38 senza crescita dal 2005) al netto dei debiti e impegni (come ad esempio quello indiretto delle PA come lo Stato i Comuni, le Regioni, il Welfare ed altro ancora) quello dello Stato e delle molteplici PA incluse)
    2. Il Reddito Disponibile, al netto del carico fiscale e contributivo, 12° su 38, al 60% del reddito disponibile in valore del più performante

CIVICUM 1.0, dal 2004 al 2009 e in corso, ha elaborato con una ventina di Comuni un Rendiconto standard (RCC) anticipando la legge che in seguito ha stabilito nuovi criteri di confrontabilità dei rendiconti. Il risultato è stato maggiore confrontabilità, trasparenza e leggibilità dei dati sia da parte dei Cittadini sia da parte dei dirigenti locali.
CIVICUM 2.0, dal 2012 e in corso, ha elaborato uno standard di rendicontazione REI per gli Uffici Periferici dello Stato.
CIVICUM 3.0, dal 2016 e in corso, iniziative di miglioramento degli indicatori OECD Better Life Index. Il progetto è ambizioso, ma le sfide ardite non ci spaventano.

—— NOTE ——

[1] Ad esempio, la famiglia, gli amici, il club dei motociclisti, il Comune, la Regione, lo Stato, CIVICUM, il condominio, Amazon e Facebook, e mille altre società che prendono varie forme come gli enti pubblici, le imprese, le associazioni.

[2] Alle numerose Pubbliche Amministrazioni (Stato, Comuni, Regioni ed altre) alle quali i Cittadini hanno affidato questo specifico scopo ed anche perché dispongono provvedimenti che influenzano i comportamenti dei singoli e delle società.

[3] Organizzazione per la Cooperazione lo Sviluppo Economico che include circa 35 Paesi che si ritengono i più economicamente e socialmente evoluti.

[4] La redistribuzione dei redditi, per esempio, può rendere più eque le condizioni economiche dei più deboli, ma non migliora il reddito medio disponibile (infografica «reddito»). Gli indicatori inoltre sono interdipendenti: la riduzione della spesa pubblica in istruzione (infografica «Istruzione») probabilmente abbassa le tasse, ma potrebbe contribuire all’abbassamento del reddito medio.