«Politica», definita dalla Treccani l’arte dell’amministrare, è una parola nella quale sono impastate, in un unicum confuso, tre attività del tutto diverse fra loro, negli scopi e nei metodi:

La politica-elettorale il cui scopo è eleggere le persone che in seguito si assumeranno il compito di amministrare

La politica-amministrativa il cui scopo è di progettare ed eseguire i cambiamenti che migliorano la Qualità della Vita dei Cittadini (QdV).

La politica dell’amministrazione ordinaria che fornisce ai Cittadini servizi continuativi possibilmente nel modo più efficiente e tempestivo ma cristallizzato dallo status quo delle procedure. Quest’amministrazione è formata da personale cooptato cioè dipendente, non eletto e a bassa rotazione.

Fra i pregi della forma di governo chiamata democrazia c’è la superiore capacità di adattamento facilitata dal meccanismo successorio dei governanti: la frequente rotazione delle persone, in particolare nei ruoli di responsabilità.  In tutti gli altri sistemi di governo  i Prìncipi sono sostituiti in occasione di problemi di «salute», naturali o violenti, incluse le rivoluzioni e le guerre. Da alcuni decenni, almeno metà della popolazione mondiale preferisce ruotare i propri governanti per lo più a scadenze pre-determinate[1]. Il metodo democratico prevede un tempo relativamente breve (nell’ordine dei mesi)  per eleggere i delegati poi  seguito da un tempo significativamente più lungo (nell’ordine di anni) per l’amministrazione dello Stato.

Gli italiani fanno eccezione, sembrano credere che la democrazia si compia al meglio nella permanente competizione della politica-elettorale che intrecciandosi come una liana alla politica-amministrativa la inertizza, di fatto abbandonando il compito di governare all’amministrazione ordinaria.

È il paradosso di una forma democrazia che invece di facilitare il cambiamento ostacola il suo stesso funzionamento e blocca l’evoluzione. Per sbrogliare il complesso inviluppo può essere d’aiuto analizzare le differenze caratteristiche delle tre «politiche» organizzandole nei capitoli:

  1. Obbiettivi e risultati attesi
  2. Ambito d’azione
  3. Durata
  4. Frequenza
  5. Competizione partitica

1 – Obbiettivi e risultati attesi

Politica-elettorale Nell’attuale sistema a «scadenze variabili» la politica-elettorale è sempre attiva e aumenta di intensità quando si presenta l’opportunità, per i partiti di minoranza, di far cadere il governo, eventualmente anche la legislatura, per tentare di far eleggere i propri rappresentanti. Ai partiti di maggioranza non resta che dirottare le risorse nell’arena politico-elettorale mentre avrebbero dovuto dedicarsi alla politica-amministrativa. Si tratta quindi di una competizione elettorale ininterrotta che inibisce l’alternanza fra periodi chiaramente distinti di politica-elettorale e di politica amministrativa.

Politica-amministrativa Progettare e porre in essere provvedimenti mirati al miglioramento della QdV (Qualità della Vita).

Amministrazione ordinaria Fornisce servizi continuativi, definiti dai provvedimenti, sia eseguendo le procedure con la massima tempestività ed efficienza sia agendo autonomamente entro i limiti discrezionali previsti per ciascun ruolo.

2 – Ambito

Politica-elettorale La partita elettorale si gioca su tutti gli elettori e sui principî di massima, entrambi gli insiemi tendono ad essere tanto inclusivi da diventare molto sovrapponibili per quasi tutti i partiti.

Politica-amministrativa Il dominio dell’azione dell’Amministrazione sono i parametri che misurano la QdV (Better Life Index) e il suo intento è quello di migliorarli

Amministrazione ordinaria Quando la politica-amministrativa è compressa, indebolita e distratta dagli attacchi della politica-elettorale, l’amministrazione ordinaria rafforza il proprio ruolo nella conduzione del Paese, tendenzialmente in coerenza con la sua natura incentrata sulla conservazione dello status quo, come in effetti accade nel nostro Paese.

3 – Durata

Politica-elettorale La durata variabile dei governi e delle legislature induce una maggiore frequenza delle campagne elettorali il cui effetto è di moltiplicare i costi e di stancare gli elettori che vengono ulteriormente spinti verso il non-voto.

Politica-amministrativa
La politica-amministrativa è più efficace se può contare su un orizzonte predefinito e su tempi certi che consentono di elaborare più approfonditamente i progetti e spesso di condurli a termine entro la legislatura. Una durata sufficientemente lunga stimola l’Esecutivo a dimostrare risultati concreti invece di partecipare al quotidiano teatrino parlato della politica-elettorale. Anche la minoranza deve scegliere se sostenere o contrapporsi ai provvedimenti dell’Esecutivo, i Cittadini tenderebbero infatti a ridurre il consenso a quei gruppi che non avessero supportato i provvedimenti a loro utili.

Amministrazione ordinaria L’amministrazione ordinaria, che è organizzata per erogare con continuità i servizi ai Cittadini, preferisce che siano minimizzate le interferenze della politica-elettorale e della politica-amministrativa. Questa propensione collide col compito di queste ultime di cambiare lo status quo, di sempre muovere al positivo tutti gli indicatori della QdV. La democrazia è antitetica allo status quo e all’immobilismo. La «durata variabile» neutralizza i cambiamenti e facilita la conservazione dello status quo che ad esempio da 10-15 anni tiene basso e fermo il reddito medio disponibile.

4 – Frequenza

Politica-elettorale L’obbiettivo primario dell’opposizione è scalzare la maggioranza non appena se ne presenti l’occasione, cioè: fatta un’elezione al più presto se ne fa un’altra. È invece nell’interesse dei Cittadini limitare la frequenza delle elezioni. Purtroppo i Cittadini non dispongono di alcuno strumento organizzativo per controbilanciare il vasto potere decisionale che i partiti hanno quasi completamente chiamato a sé e gestiscono con forte solidarietà di categoria. Per esempio è prassi consolidata che la maggioranza uscente prima solleciti nuove elezioni e poi, a elezioni incombenti, definisca le regole elettorali iniquamente avvantaggiandosi rispetto ai nuovi entranti. Un’ulteriore manifestazione di solidarietà di categoria è il rimborso delle spese elettorali che può essere fattore moltiplicativo delle frequenze elettorali. In questo contesto la competizione elettorale può anche essere continua, come in effetti accade.

Politica-amministrativa Alla politica-amministrativa dovrebbe essere garantito un periodo, anche breve ma prevedibile, in modo da poter progettare e concludere iniziative di miglioramento della QdV i cui risultati misurabili cadano entro il medesimo periodo amministrativo. La durata va naturalmente limitata per evitare la stabilizzazione di poteri che potrebbero trasformarsi in autocrazie. Per contro l’alta frequenza di periodi elettorali quasi annulla la capacità di agire della politica-amministrativa con l’esito di facilitare lo status quo, l’immobilismo, il dirottamento dei fondi verso la spesa corrente invece di investire nel cambiamento che è l’insostituibile motore del miglioramento della QdV. Al contrario sono purtroppo più «redditizie» le frequenti partite elettorali giocate su principî di massima, la cui efficacia è difficile da verificare, su promesse per un futuro lontano invece che su risultati ottenuti, concreti e misurabili.

Amministrazione ordinaria Per l’amministrazione ordinaria, che si presume fornisca servizi continuativi con efficienza e tempestività, la stabilità di lungo periodo è ottimale ed è probabilmente questa la motivazione primaria che la spinge a frenare le richieste di cambiamento della politica-elettorale e della politica-amministrativa che talvolta sfida apertamente brandendo il principio: voi passate e noi restiamo. L’immobilismo però collide con la necessità di far progredire la società e tende a creare autocrazie funzionali, come in effetti accade. Solo la rotazione dei ruoli può mitigare queste deviazioni: più elevato è il ruolo, più frequente deve essere la rotazione, anche tenendo conto delle permanenze eccessivamente lunghe nella Pubblica Amministrazione.

5 – Competizione partitica

Politica-elettorale I partiti, e i poteri influenzanti (es. sindacati delle imprese e dei lavoratori) hanno lo scopo primario di far eleggere i candidati del proprio gruppo dai quali si aspettano che difenderanno gli interessi del partito e degli alleati poteri influenzanti. Per attrarre il maggior numero possibile di elettori, i partiti utilizzano varie tecniche seduttive che si rifanno all’una o all’altra delle seguenti situazioni circolari:

  1. Un nuovo dirompente paradigma che provoca una divisiva discontinuità nell’immaginario collettivo. Qualche partito può scegliere la scommessa il cui esito può essere la scomparsa del partito o la maggioranza dei consensi.
  2. Il progressivo adattamento di tutti verso il non più nuovo pensiero dominante. Venendo meno l’aspetto «novità», l’attrattività viene esercita col metodo del «compenso di fedeltà» che da sempre è un metodo capzioso ma efficace nell’acquisire consensi di vaste categorie di elettori. È noto che la collettività non sempre riesce a distinguere fra la generosità utile alla coesione sociale e la prebenda elettorale pagata con i soldi della comunità ad una o più categorie di elettori.

I fenomeni di questo tipo possono essere mitigati, ma non eliminati perchè fanno parte del funzionamento della democrazia. Il fatto rilevante è che in entrambi i casi i provvedimenti per migliorare la QdV non sono né oggetto né strumento della campagna elettorale.

Politica-amministrativa
La competizione partitica tende a enfatizzare pochi temi che infiammano, l’amministrazione invece deve trovare soluzioni a 360° gradi su tutti i problemi e tutte le opportunità. Per l’amministrazione è più importante elaborare provvedimenti prioritari e sostenuti da un consenso che non necessariamente corrisponde agli intenti competitivi del partito di riferimento. Il dibattito Parlamentare dovrebbe riflettere e rappresentare la preferenza individuale come fanno i Cittadini nella loro vita quotidiana. Alcuni sintomi rivelano però che i partiti preferiscono promuovere il senso dell’appartenenza (che poi viene applicato ai partiti). Ad esempio, l’espressione «franco tiratore» significa traditore del partito quando invece dovrebbe essere democraticamente letta come indipendenza di opinione proprio perché è estremamente difficile determinare se non sia invece un esercizio di un’appartenenza ad un altro partito. Un altro esempio sta nella mugugnata (sottovoce) richiesta di «fedeltà al mandato» contraria a tutte le Costituzioni seriamente democratiche che sono in difesa della libertà di opinione individuale. La democrazia prevede che i deputati rappresentino i loro specifici elettori e non il partito o altro gruppo di pressione. Oltre al substrato culturale non del tutto favorevole alla democrazia, l’Amministrazione deve mediare fra il martello delle promesse elettorali che l’hanno portata al potere e l’incudine dei parametri della QdV.
In conclusione, gli italiani più convinti della migliore performance della democrazia, in termini di diffusa ed equa Qualità della Vita, rispetto ad altre forme di Stato, dovrebbero essere più determinati nel creare più libertà d’azione e più spazio decisionale per la politica-amministrativa, unitamente alla messa in opera di meccanismi di dialogo disintermediato con i propri rappresentanti eletti con cui controbilanciare l’influienza dei poteri partitici che spesso ambiscono ad un controllo del Paese senza riguardo alle reali necessità dei Cittadini. Da ultimo, ma non meno importante: tanto più frequenti e ravvicinati sono i periodi elettorali tanto più la politica-amministrativa viene compressa in periodi operativi angusti, del tutto insufficienti ed inoltre viene coinvolta negli spasmodici «tempi della politica-elettorale» che si manifestano alla velocità della parola mentre la politica-amministrazione ha bisogno di «tempi delle mani», adeguati ai tempi del fare. Se la politica-amministrativa non ha il suo spazio d’azione, il cambiamento non accade ed infatti così è da decenni, cosa che si appalesa specialmente nel reddito medio fermo e basso.

Amministrazione ordinaria Quando la politica-amministrativa è compressa, indebolita e distratta dagli attacchi della politica-elettorale, l’amministrazione ordinaria rafforza il proprio ruolo nella conduzione del Paese, tendenzialmente in coerenza la sua natura incentrata sulla conservazione dello status quo, come in effetti accade nel nostro Paese.

Concludendo

  1. L’interpretazione italiana della democrazia include un circolo perverso che esalta il fascino politico-elettorale al tal punto da inibire l’attività politico-amministrativa. La conseguenza è la dominanza dei partiti e dei gruppi che li sostengono talvolta con veri e propri ricatti elettorali. Sembra la continuazione della concentrazione verticistica del potere che volevamo, forse, abbandonare alla Storia. L’indizio di questo stato di cose sta nell’inesistenza del canale di comunicazione diretto e funzionante fra gli eletti e i Cittadini durante il periodo di politica-amministrativa. Da questo punto di vista il significato dei collegi elettorali (il territorio di responsabilità politica dei rappresentanti eletti) è stato stravolto e sottratto ai Cittadini.
  2. Le elezioni sono un processo di scelta delle persone e non di decisione legislativa ed esecutiva. Se un provvedimento non è gradito alla maggioranza dei rappresentanti non per questo si deve scalare al livello superiore di decisione e passare al brutto re-impasto di governo o peggio alla rielezione di tutto il Parlamento. È sufficiente che il provvedimento venga ripensato fino al raggiungimento del supporto della maggioranza specifica o messo da parte.
  3. È la politica-amministrativa che progetta e mette in opera i provvedimenti per migliorare gli indicatori della QdV, la politica-elettorale serve solo a selezionare le persone, una volta svolto il compito deve passare la mano a chi deve predisporre i provvedimenti. Sarebbe probabilmente utile un riequilibrio asimmetrico in direzione di maggiore durata dell’amministrazione rispetto alla politica elettorale che auspicabilmente dovrebbe rimanere breve e poi dormiente fino alle successive elezioni per evitare conflitti e invasioni di campo contrari agli interessi dei Cittadini.
  4. Le elezioni servono a selezionare le persone le quali è bene siano selezionate più per il loro curriculum che per le loro promesse. È nelle elezioni che i Cittadini possono soppesare i risultati concreti e il lavoro realmente e precedentemente svolto con successo dai candidati eligendi. L’applicazione di questo principio potrebbe efficientemente accoppiarsi ad elezioni da effettuarsi ogni due o tre anni con limitata ripetizione del mandato (due volte?)

CIVICUM è una delle oltre 60.000 associazioni supernazionali che secondo Parag Khanna e Sabino Cassese da un paio di decenni sono gli efficaci regolatori della società umana e propongono, applicandoli, gli standard  che concretamente cambiano in meglio la qualità della Vita dei Cittadini.

—— NOTE ——

[1] Gli Svizzeri eleggono i loro rappresentanti confederali ogni quattro anni con un esecutivo di sette ministri che restano in carica sette anni, ma ruotando annualmente scambiandosi i ruoli. I Cittadini degli USA rinnovano la Camera ogni due anni, i Senatori restano in carica ciascuno sei anni ma un terzo di essi viene rinnovato a rotazione ad ogni elezione della Camera. In UK la legislatura dura cinque anni e decade per volontà del Primo Ministro o con il voto di due terzi della Camera. In Francia la legislatura dura cinque anni e la Camera può essere sciolta solo dal Presidente. In Germania la legislatura dura quattro anni. L’Italia invece ha scelto il sistema a «durata variabile» con un tetto di durata massima (cinque anni) per consentire che sia l’Esecutivo sia le Camere possano cadere molto prima del limite e infatti dalla Costituente si sono susseguite 17 legislature della durata media di 4 anni, mentre la durata media degli esecutivi è di 13 mesi. (In questo post sono esemplificati altri casi)