Al tempo delle repubbliche marinare, gli inglesi fecero di Livorno la loro primaria base commerciale del Mediterraneo, incluso il Medio Oriente. Ciò grazie alla politica dei Granduchi che offrivano facilitazioni e condizioni molto più favorevoli rispetto, ad esempio, a quelle offerte da Venezia.
Il caso del pesce salato ne è un esempio.
Per rifornire il mercato lombardo, destinatario di grandi quantità, il porto di scarico più comodo sarebbe stato Venezia, da dove il trasporto era facilitato dalla rete dei fiumi del bacino del Po. Il porto di Livorno, invece, era svantaggiato geograficamente perché implicava un costo di 12 lire al barile per il trasporto a dorso di mulo.
Tuttavia gli inglesi sceglievano Livorno perché Venezia imponeva un dazio di 18 lire al barile per il pesce destinato alla Valle Padana; inoltre la corporazione dei pescivendoli aveva il monopolio dell’acquisto del pesce salato inglese e questo consentiva loro di imporre prezzi stracciati.
L’economista Cipolla ci racconta che “Nel 1669 gli inglesi sbarcarono a Venezia 4.000 barili di pesce salato contro 24.000 barili sbarcati a Livorno. … È significativo che nel settembre 1662 a Londra si stabilisse che i vascelli della Royal Navy operanti nel Mediterraneo effettuassero i loro rifornimenti di vettovaglie e altro materiale a Livorno “ (Il burocrate ed il marinaio – 1992).

Le differenze nella tassazione dei fattori produttivi soggetti a mobilità continuano ad avere conseguenze importanti sulle decisioni di investimento e quindi sul livello di attività economica e produzione di reddito.
Gli Stati propongono condizioni progressivamente più vantaggiose per attrarre gli investitori.  Le aziende usano la pianificazione fiscale internazionale per avvantaggiarsi dei benefici derivanti dalla concorrenza fra sistemi fiscali.

La competizione fiscale fra Stati e fra regioni di uno stesso Stato migliora il benessere collettivo perché spinge all’efficienza ed evita lo spreco di risorse pubbliche, purché non si risolva in una riduzione dei servizi destinati ai cittadini o in uno scadimento della loro qualità (dumping sociale).

Nella UE la leva fiscale viene largamente usata dagli Stati per accaparrarsi i flussi degli investimenti. Per evitare i rischi del “dumping sociale” e della conseguente avversione popolare al libero movimento dei fattori produttivi, periodicamente si parla di armonizzazione dei sistemi fiscali e dei servizi pubblici, a cominciare dal welfare. Fino ad ora i risultati sono stati scarsi.

Il tema della concorrenza fiscale è stato e continua ad essere oggetto di studi. Per un primo approfondimento consiglio la voce del Dizionario di Economia e Finanza della Treccani

Mi sembra interessante anche questo articolo del Financial Times sulla competizione fiscale in Europa