Il dialogo con gli Amministratori Pubblici (AP) è talvolta ostacolato dal pregiudizio che efficienza ed efficacia siano criteri aziendalistici incompatibili con gli obbiettivi della Funzione Pubblica: sono invece criteri universali quotidianamente praticati da tutti Cittadini, inclusi i Cittadini Amministratori Pubblici che sono delegati a gestire funzioni comuni a servizio e beneficio di tutti.

Quasi ogni attività e ogni cambiamento sono pensati nell’aspettativa di una migliore qualità della vita e sono eseguiti consumando risorse fra le quali le più pregiate sono il tempo e il lavoro dell’uomo.
Efficacia (fare la cosa giusta) – Assumiamo di trovarci nel Punto A di una pianura dove godiamo di una certa qualità della vita, da lì osserviamo un Punto B in cima ad una collina e ci immaginiamo che lassù l’aria sia più fine, che vi sia più quiete e che la temperatura sia più fresca e gradevole.  A chi aspira ad una vita più salubre e rilassante il Punto B sembrerà un luogo che offre una qualità della vita più alta di quella che si può trovare nel Punto A. Per lui vivere nel punto B concretizza un efficace salto di qualità misurabile in maggiore quiete acustica, aria più pulita e temperatura più fresca. Il salto di qualità (efficacia) non è in alcun modo correlato alle risorse spese per lo spostamento da A a B, misura esclusivamente la differenza di qualità fra A e B.
Efficienza (fare le cose nel modo giusto) – Quando si sale la collina per la prima volta ancora non esiste un percorso ben tracciato, ma la frequentazione forma un sentiero che accorcia i tempi ed è meno faticoso. L’efficienza misura quante risorse vengono consumate nel percorso, per esempio quanto tempo e quante calorie. Questi fattori sono del tutto disgiunti da quelli utili a misurare l’efficacia e inoltre non sono per nulla correlati alla maggiore o minore qualità-efficacia (la qualità dell’aria non cambia se sono necessarie due ore o quindici minuti di cammino e viceversa).
La sola efficacia o la sola efficienza non consentono di determinare il risultato complessivo del cambiamento che invece è dato dalla somma combinata di entrambe, inducendo valutazioni talvolta controintuitive:

  1. Prevalenza dell’efficacia – Talvolta il cambiamento è talmente efficace da spingere l’efficienza nell’irrilevanza, ma bisogna prestare attenzione perché il cambiamento non necessariamente aggiunge valore, potrebbe al contrario essere efficacissimo nella distruzione di valore (come accade in una guerra).
  2. Affinamenti successivi – In altri casi il valore aggiunto dall’efficacia (differenza di valore fra A e B) non è sufficiente a coprire il consumo di risorse speso nel percorso da A a B. Applicando però una sequenza di ottimizzazioni al percorso/processo per andare da A a B è possibile che nel tempo il risultato complessivo passi da sfavorevole a favorevole.
  3. Risultati intermedi – L’aspettativa di un valore aggiunto troppo ambizioso aumenta il rischio di mancare il bersaglio, nel qual caso può essere prudente frazionare il «grande obbiettivo» in target intermedi raggiungibili anche con affinamenti in ciascun tratto intermedio. L’approccio per passi progressivi può anticipare parziali recuperi di efficienza strada facendo.

Si presume che l’obbiettivo primario della Funzione Pubblica sia facilitare il miglioramento della qualità della vita dei singoli e perciò collettiva. L’esempio utilizzato in questo articolo evidentemente non è di natura aziendalistica e descrive l’efficacia e l’efficienza in termini di miglioramento della qualità della vita.

Superato l’ostacolo dialettico delle conversazioni con gli AP intravvediamo però un’ulteriore altura: e se gli AP sognassero un mondo immutabile senza il fastidio di continui cambiamenti?