Sulla Voce.info, Marco Ponti rileva che spesso le decisioni sugli investimenti pubblici sono prese senza  una seria valutazione preventiva del benessere collettivo che, a seconda degli orientamenti politici, dovrebbe essere rappresentto da obiettivi come il PIL, l’ambiente, la redistribuzione del reddito.

Ponti propone una spiegazione utilizzando il filone di pensiero della teoria delle scelte pubbliche (public choice theory). Nelle democrazie contemporanee i soggetti interessati alle scelte pubbliche (gli elettori, gli eletti, i funzionari pubblici, i partiti politici, i gruppi di pressione) tengono comportamenti razionali indirizzati a massimizzare i loro interessi personali.

In questa prospettiva, Ponti spiega l’assenza di valutazione preventiva dei benefici pubblici ipotizzando che i decisori abbiano obiettivi non dichiarati (hidden agenda) come, ad esempio, consenso al proprio partito politico,  prospettive di carriera a fine mandato oppure corruzione.

Queste considrazioni, aggiungo io, devono stimolare gli elettori a far sentire la propria voce e controllare gli eletti durante il loro mandato. Per il buon funzionamento della democrazia, l’esercizio del diritto di voto non è sufficiente e serve la partecipazione continua di cittadini consapevoli dei propri interessi.

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