Non si tratta di un ossimoro semantico, al contrario è l’estrema sintesi di un processo cognitivo ciclico, con un prima e un dopo:

  1. Prendere il capitale di conoscenza pre-esistente.
  2. Assemblare alcune conoscenze in modo nuovo dando origine a nuove conoscenze.
  3. Depositare le nuove conoscenze nel capitale di conoscenza.

In altre parole: copiare quello che c’è aggiungendo una piccola novità.
Ogni qual volta un essere vivente compie un’azione applica un processo cognitivo. A pensarci bene, lo stesso accade anche per le cose, per qualsiasi cosa. Forse è per questo che molti fisici sostengono che l’universo sarebbe un ammasso di informazioni.
È grazie alla memoria, accumulo di conoscenza, che siamo in grado di ripetere le azioni di successo che abbiamo già eseguito in passato e di evitare quelle che bruciano valore. Anche le cose a loro modo hanno una memoria, per esempio hanno una forma e un certo numero di proprietà fisico-chimiche. Quando le cose stanno ferme, ammesso che sia possibile, stanno «ricordando» come sono. Se invece vengono investite da un cambiamento, allora fanno parte di un processo di trasformazione che le cristallizza, forse solo temporaneamente, in un nuovo stato.
La differenza fra gli esseri viventi e le cose starebbe quindi nel fatto che i cambiamenti non sono solo subiti in conseguenza a qualcosa che sta succedendo altrove, ma appaiono provocati dalla volontà consapevole.
Traendo una sintesi da queste osservazioni, dovremmo concludere che le innovazioni:

  • Fanno parte integrante dell’universo, anzi sono l’universo stesso in continua trasformazione.
  • Si distinguono l’una dall’altra in molteplici aspetti, sintetizzabili però in un solo parametro: il valore aggiunto al capitale di conoscenza. Infatti le azioni che bruciano valore sono sprechi di risorse e non innovazioni.
  • Sono a bassa intensità quando aggiungono poco valore unitario, ma su grandi volumi.
  • Sono ad alta intensità quando propongono nuovi assemblaggi con molto valore aggiunto unitario su piccoli volumi.
  • Ciascuna si pone in uno specifico punto dell’intero spettro-mix di intensità.

In questo schema vi è un’analogia con le organizzazioni sociali di riferimento:

  • La calma quasi immobile delle società verticistiche, dove vi è tendenzialmente un solo punto di origine delle novità: il  vertice della piramide del potere, dal quale il Prìncipe emana la propria volontà.
  • La democrazia dove i punti di innovazione tendono ad essere moltissimi e senza confini: tutti concorrono appassionatamente all’innovazione. La libertà individuale ha consentito che ciascuno contribuisse a suo modo all’accelerazione esponenziale del valore aggiunto che l’umanità ha sperimentato nell’ultimo secolo.

L’innovazione, a punto singolo o multi-punto, stimola una domanda: l’innovazione viene prodotta da un gruppo di persone ben preparate?
L’osservazione dei fenomeni reali mostra che:

  • L’innovazione non deriva solo da un’elite di super-preparati. Molti super-preparati in realtà non contribuiscono molto.
  • Tutti contribuiscono, ciascuno a suo modo, indipendentemente dal proprio stato di preparazione, salvo quelli che producono sprechi (bruciano valore).
  • I due fattori maggiormente abilitanti l’innovazione, cioè il valore aggiunto, sono:
    • Il capitale di conoscenza collettivo
    • La libertà di usarlo ciascuno a suo modo.