Il risultato del voto del 4 marzo scorso disegna un’Italia divisa in due: il Nord ha scelto il programma del centro-destra ed il Sud ha scelto il programma del M5S.
L’aspetto economico di ciscun programma ha un elemento caratterizzante: la flat tax (centro-destra) e reddito di cittadinanza (M5S).

La Voce.info pubblica due articoli interessanti sull’argomento.

Massimo Baldini e Leonzio Rizzo esaminano la distribuzione territoriale dei benefici che avrebbero i due provvedimenti : calcolano che il 58% del risparmio di imposta derivante dalla flat tax andrebbe alle famiglie residenti nell’Italia settentrionale, mentre il 58% della spesa per il reddito di cittadinanza andrebbe al Sud. Queste percentuali riflettono da vicino la distribuzione dei voti ottenuti.

Tito Boeri parte dalla constatazione che l’Italia uscita dal voto è spezzata in due politicamente e socialmente, ed avanza una proposta per ricomporre il Paese: il salario  determinato su base decentralizzata per tener conto della diversa produttività del lavoro, che al Sud è di un 30% più bassa che al Nord.  Questo aumentrebbe la competitività delle aziende meridionali e, di conseguenza, la disoccupazione. Il rischio di salari troppo bassi dovrebbe essere risolto con un salario minimo stabilito per legge.