Il 30 Ottobre 2017 Cotarelli e Stefano Cianchi, presidente di CIVICUM, sono stati invitati alla riunione di APE, Associazione per il Progresso Economico. L’occasione dell’incontro è stata la presentazione del libro di Cottarelli «il Macigno», mentre a CIVICUM spettava il compito di presentare il punto di vista di chi ha per missione rendere lo Stato più efficiente. Stefano Cianchi hadistillato e proposto alcuni spunti tratti dal post che segue.

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Ho capito, il Macigno è denaro, tanto denaro, e si comporta come il carburante di un aereo; se ce n’è in eccesso pesa troppo e cade, se ce n’è troppo poco cade lo stesso.
Noi siamo i passeggeri di quell’aereo e Cottarelli, con il suo stile chiaro ed equilibrato, spiega come si fa a restare in volo con tale zavorra e possibilmente come ridurla.

  • Il primo insegnamento si chiama «prudenza 1»: nel cockpit ci sono moltissime leve e manopole da regolare, ciascuna può essere posizionata entro una certa banda, se si esagera gli effetti collaterali sono tremendi.
  • Col secondo insegnamento «prudenza 2» impariamo che ogni volta che muoviamo una leva bisogna ritarare anche tutte le altre. Ma specialmente che le manovre devono essere eseguite con dolcezza, perché nessuno sa veramente cosa succede toccando così tante leve tutte insieme e bisogna essere in grado di correggere prima che sia troppo tardi.
  • Il terzo insegnamento è che non viaggiamo da soli, intorno a noi ci sono altri aerei con lo stesso nostro problema: resistere alle turbolenze reciproche.
  • Infine apprendiamo che la dolcezza del cambiamento implica tempo, più è grande il Macigno più tempo ci vuole. 

In sintesi Cottarelli fa il coach per i piloti, ma i comportamenti e i processi decisionali sia dei piloti (lo Stato) sia dei Cittadini (in cabina passeggeri) sono fuori dell’ambito del suo lodevole saggio. CIVICUM è qui anche per questo: in teoria, i Cittadini, passeggeri paganti, dovrebbero decidere almeno la destinazione del volo.

Sfortunatamente la Costituzione è piut

tosto vaga nel definire cosa sono: l’Italia, il territorio, la Repubblica, i Cittadini ed anche lo Stato. La parola Stato è una parola ambigua, non univoca, ma anche la Costituzione lascia intendere che lo Stato NON siamo noi Cittadini. Lo diceva anche Calamandrei padre della Costituzione e della famosa e manipolatissima frase «lo Stato siamo noi». Lui si rivolgeva ai parlamentari, cioè allo Stato e non a noi Cittadini. Anche Cottarelli indirettamente dice che lo Stato non siamo noi e allo Stato si rivolge per le sue raccomandazioni. La mia personale interpretazione invece è che lo Stato sia l’amministratore del condominio al quale troppo spesso noi Cittadini facciamo credere di essere il Re con la sua corte.
Il presupposto fondante della democrazia è che i Cittadini abbiano la facoltà di decidere, non su tutto, ma almeno su qualcosa. La storia della democrazia è lunga. Per esempio Aristotele diceva che la democrazia si può esercitare solo a portata di voce: deve essere per questo che prima del 1800 non esistevano democrazie sostanziali. Si dice che le democrazie abbiamo cominciato a formarsi con la Magna Charta fissando i principi fondanti quali la libertà individuale, la proprietà privata, la Giustizia separata dal potere, il diritto di decidere il livello di tassazione accettabile. Il cammino di trasformazione è lento e siamo ancora molto lontani dalla realizzazione di quei principi. La democrazia infatti non è un’organizzazione piramidale stabile, è piuttosto una progressiva cessione del potere dai vertici verso il basso. Ne è prova in fatto che quasi tutte le più ammirate democrazie sono regni. I loro sovrani hanno progressivamente ceduto potere, senza guerre e senza rivoluzioni sanguinose, così lentamente che non hanno nemmeno avuto bisogno di cambiare l’estetica dello Stato e continuano a chiamarsi regni.
Questo processo è praticato da molti? L’osservazione empirica di dice che non è così. Le democrazia sono comparse nell’800 e a metà del ‘900 erano solo una trentina circa, ma nell’arco di un decennio sono diventate quasi 200, nelle loro varie forme. L’accelerata moltiplicazione per dieci non è stata un processo progettato a tavolino e forse nemmeno consapevole, è semplicemente successo. L’improvvisa espansione si incrocia con un altro fenomeno: il frazionamento degli Stati. All’inizio del ‘900 ce n’erano meno di venti, sessant’anni dopo ce n’erano 200 e non è ancora finita. Il mondo sta spontaneamente diventando granulare e non per volontà né progettuali né statali.
L’effetto economico indotto dall’arrivo massivo delle democrazie a metà del ‘900 è stato esplosivo: il PIL, per secoli quasi piatto è schizzato in alto, e anche la spesa pubblica è partita a razzo. I Paesi a economia avanzata (democratica) hanno proceduto in convoglio e ora vi stupirò forse nel dire che entrambi sono fenomeni positivi, la ricchezza è cresciuta ovunque ed è meglio distribuita di un secolo fa. Le disuguaglianze di questi ultimi vent’anni derivano in gran parte da una finanza giovane e imbizzarrita. Nel nostro Paese però abbiamo esagerato e abbiamo accumulato un grosso Macigno difficile da smaltire.
Nuovamente vi stupirò nel dire che gli amministratori pubblici sono mediamente bravi nel loro mestiere solo che non necessariamente vanno dove vogliono i Cittadini. A questa distonia si aggiunge un altro comportamento sfavorevole, ma connaturato nella democrazia stessa: le costose e inefficienti promesse elettorali. Infine i processi decisionali della democrazia, dello Stato e dei Cittadini, divergono anche nella tempistica:

  1. Le aspettative degli amministratori pubblici eligendi o eletti sono di breve, brevissimo termine e si concretizzano nell’arco di pochi mesi: essere eletti.
  2. Anche a noi Cittadini interessano risultati veloci, ma mediati con le aspettative di lungo termine. Keynes diceva che dovremmo accettare l’uovo subito invece della gallina domani perché nel lungo termine saremo tutti morti. È vero, ma lo saranno anche i nostri figli e non per morte naturale, non credo che questo sia esattamente nelle nostre aspettative di Cittadini. Sfortunatamente hanno creduto più a Keynes che ai Cittadini, peraltro anche un pò manipolati da qualche pifferaio magico.

Forse la democrazia è un metodo di governo adatto solo a Cittadini esperti che sanno navigare in mari agitati, che sanno trasformare le circostanze avverse in motori propulsivi. D’altra parte è proprio il vento che alza le onde, ma solo il vento spinge le vele.  La democrazia porta risultati straordinari (PIL ed altro), non ha senso rinunciarvi, semmai è inebriante dispiegare le abilità umane per raccogliere i benefici della natura e per mitigare gli effetti collaterali indesiderati.
Per esempio potremmo recuperare velocità nella cessione di potere verso i Cittadini, progressivamente e con prudenza come dimostrano le migliori democrazie.

Per quasi quindici anni e con qualche buon successo, CIVICUM si è presa cura prima dei Comuni e ora degli Uffici Periferici dello Stato. Questi sono i luoghi fisici dove lo Stato eroga i suoi servizi, i musei, le scuole, le università, i tribunali, nessuno li ha mai contati, ma probabilmente sono oltre centomila. Stiamo cercando di dotarli di un rendiconto che non hanno. Domanda: senza informazioni come faranno a prendere decisioni su provvedimenti efficienti? Noi di CIVICUM operiamo sui rami bassi delle istituzioni, per citare Cassese, promuovendo una loro maggiore autonomia che richiede di sviluppare capacità decisionale (responsabilità) il cui risultato è prima di tutto efficienza nei servizi ai Cittadini[1]. L’efficienza è l’effetto della conoscenza sui risultati del proprio operato e dell’operato degli altri: visibilità e confrontabilità.
Se l’efficienza è un processo di continuo di apprendimento, dobbiamo presumere che la cooperazione efficiente fra molti decisori massimizzi il risultato comune (produrre valore aggiunto per sé e per gli altri). In pieno spirito democratico alcune decisioni potrebbero essere spostate al più basso livello possibile, progressivamente e prudentemente. Una democrazia un po’ più granulare e più partecipativa potrebbe funzionare più efficientemente con processi non necessariamente più sofisticati degli attuali (estremamente centralizzati). Forse si potrebbe frazionare il Macigno e portarlo più vicino a terra prima che lassù pesi troppo.

——NOTE——

[1] È davvero straordinario constatare che il primo dovere dello Stato è essere efficiente: non sprecare i soldi dei contribuenti. Il primo vantaggio per i Cittadini è essere più ricchi perché lo Stato spende meno a parità di servizio. Invece questo principio basilare è sistematicamente ridicolizzato e negativizzato dalla propaganda di coloro che preferiscono lanciarsi in progetti illusori e improduttivi, affascinanti e onirici, più elettorali che eseguibili.