L’articolo di Andrea e Pietro Ichino sulla lentezza dei processi civili pubblicato sul Corsera del 17 ottobre  ben potrebbe intitolarsi “Tra il dire ed il fare c’è un mare”. Gli autori ricordano l’esistenza di una norma, l’art. 81-bis disp. att. del c.p.c., che impone al giudice civile di fissare ad inizio causa il calendario del processo “nel rispetto del principio della ragionevole durata del processo”. Tale norma, introdotta con la riforma del processo civile del 2009, è stata tosto “dimenticata” probabilmente perché prevede che il mancato rispetto del calendario senza giustificato motivo costituisce illecito disciplinare per i difensori, gli ausiliari del giudice ed il giudice stesso. Non stupisce dunque che nelle aule dei tribunali non ci si sia affrettati a metterla in atto ma sorprende e disorienta apprendere che lo stesso Guardasigilli, per inerzia, fornisca ai giudici un facile alibi allorquando la soluzione gli viene offerta dagli stessi cittadini senza costo per lo Stato. Come dire: sulla carta l’Italia sembrerebbe un gran bel paese, peccato che nella realtà dei fatti troppo sovente le leggi rimangano mere dichiarazioni d’intenti confermando l’adagio che leges sine moribus vanae sunt !

Avv. Emanuele Alemagna