Di questi tempi va di moda chiamare fake-news le informazioni prive di fondamento. L’inglesismo sembra peró dissimulare  la ripetizione di un antichissimo comportamento: io dico la veritá, chi dice altro, dice una falsitá. L’uso del neologismo potrebbe peró voler segnalare che siamo in presenza di una falsitá di tipo nuovo, diversa dalle falsitá di una volta. Queste avevano una particolare caratteristica: erano veritá certificate da fonti assolutamente certe, ad esempio il Principe o l’autoritá religiosa. Questo genere di fonti erano a  loro volta «certificate» da tutta la comunitá che credeva fermamente in loro.

Le comunitá di allora erano molto piú omogene di quelle di oggi che tendeno ad essere un insieme di individui che si assomigliano, ma che sono tutti diversi fra loro. Il fenomeno é stato acquisito dalle Costituzioni democratiche che garantiscono il diritto a tutte le diversitá incluse la  fede religiosa e la libera opinione.  Dobbiamo prendere atto che, dopo tanta pratica con le regole della democrazia,  le persone hanno compreso che il Principe, portatore dell’unica veritá, non esiste piú e che ciascuno é libero di credere alla veritá che piú gli piace. La democrazia ha profondamente indebolito le tradizionali fonti dell’«unica veritá» e anche l’idea stessa che vi sia un’unica veritá assoluta: Ciascuno ha diritto di vedere il mondo come crede e di immaginare un futuro a propria misura. Anche se ad altri gli infiniti mondi immaginati da ciascun cittadino possono assomigliare a una Babele sull’orlo dello smottamento. Babele peró non crollerá, da molto tempo siamo andati oltre e abbiamo dimostrato che possiamo benissimo fare a meno del Principe.

Il diritto alla piena libertá di opinione rimuove l’opprimente peso della «veritá unica», per contro  obbliga ciascuno a nuotare in un mare di veritá tutte diverse e tutte legittime. Tutti hanno il diritto di dichiarare la propria veritá, ma é anche vero che tutti gli altri hanno il diritto di non credervi.  Forse é questo il punto in cui nasce la fake-news, non é piú il Principe a dichiarare la «veritá», ma é il consenso a decretare «probabile» una veritá, piú probabile di altre.  Questo in effetti é un nuovo tipo di veritá, non é asssoluta, ma proviene da una fonte credibile perché creduta piú affidabile di altre grazie alla sua caratteristica di prevedere effetti ripetibili a paritá di condizioni di partenza.