Elitario è una parola interessante anche perché ha una storia peculiare. (Ri)emersa qualche decennio fa in ambiente politico di cultura marxista, serviva a etichettare negativamente i gruppi ristretti che, pur aderendo alla stessa comunità ideologica, volevano distinguersi negli atteggiamenti e nei sottili distinguo per adepti iniziati.

Tale logica cozzava contro l’allora prevalente ideologia delle masse e veniva utilizzata con lo stesso significato anche dai sostenitori di altre ideologie opposte fra loro: il disvalore della distintintività dilagava.

Nonostante il consolidamento dei principi della democrazia, luogo delle diversità individuali, la parola ha mantenuto il suo significato negativo.

Il punto di vista fin qui espresso in chiave ideologica può di risultare complesso oltre che inutilizzabile perché non aiuta a distinguere fra comportamenti «elitari» e «non-elitari/non-esclusivi».

Qui proponiamo una semplice chiave interpretativa:

  • È elitario il gruppo che si forma sulla base delle caratteristiche dei partecipanti (censo, abitudini, lingua, cultura) e poi decide quali obbiettivi perseguire.
  • È non-esclusivo/non-elitario il gruppo che si forma intorno a un interesse comune, un obbiettivo, un’azione da eseguire in funzione dell’obbiettivo condiviso.