Con il suo popolarissimo schema «Allegro, ma non troppo» l’economista Cipolla ha semplificato la lettura de «Una teoria della Giustizia» di Rawls, le relazioni economiche fondamentali sono rappresentate dai quadranti di una bussola economica, ciascuno dei quali contiene le persone che danno e/o ricevono benefici.

Una minoranza dell’umanità sta in due quadranti, in uno stanno le persone che distruggono i beni propri e anche quelli degli altri, spesso inconsapevolmente, meritandosi il titolo di stupidi, nel secondo stanno quelli che producono valore per sé e per gli altri. La maggior parte dell’umanità sta invece negli altri due quadranti, quello degli sprovveduti che ingenuamente si fanno portar via i propri beni e quello dei briganti che si appropriano dei beni altrui. Alcuni tendono a privilegiare lavoro e risparmio creando valore per sè, altri invece si prendono il ruolo di predatori. È su queste ultime due categorie che si sviluppa il più ironico dei processi economici: la redistribuzione. Il ruolo dei predatori è quello di concentrare le risorse nelle mani di pochi per poi spenderle in opere grandiosamente vanitose. Il risultato è un’enorme redistribuzione delle risorse alle masse, inefficiente, inefficace e per questo sostanzialmente iniqua. Si tratta di un ricircolo economico a somma zero nel quale tutti portano via qualcosa agli altri senza creare molto valore complessivo.

Il più maestoso ed efficiente «sistema a somma zero» è stato probabilmente l’impero romano che nei suoi mille anni di storia ha vissuto sequestrando ricchi bottini alle popolazioni occupate militarmente. Il sistema economico funzionava secondo un modello che più tardi si rese famoso col nome di «sistema Ponzi»:

  1. Tassa patrimoniale una tantum: I Cives Romani conquistavano le terre dei vicini impossessandosi delle loro ricchezze (il bottino militare) che nel linguaggio dei nostri giorni potremmo chiamare tassa patrimoniale una tantum. Questa fase assomiglia molto all’attivazione del sistema Ponzi.
  2. Tassa patrimoniale annuale: La precedente versione del primtivo modello a somma zero tendenzialmente distruggeva le popolazioni saccheggiate, i Cives Romani resero il modello più efficiente (meno vite sprecate)  e più produttivo: lasciavano alle popolazioni sottomesse sufficienti mezzi per creare un minimo di ricchezza la quale veniva poi scremata da una ben calcolata tassa patrimoniale annua per la durata di dieci-venti anni. È la fase due del sistema Ponzi.
  3. Cambio di lato: Quando le popolazioni sottomesse cominciavano a dimenticare la sconfitta militare, cresceva l’insofferenza per le tasse patrimoniali. I Cives Romani allora promuovevano gli occupati allo stato di Cives Romani. È la fase 3 dello schema Ponzi. Con ciò i nuovi Cives Romani acquisivano il diritto di esigere tasse patrimoniali ai vicini non ancora occupati, ma solo a condizione di prestare servizio militare per almeno dieci-venti anni. In definitiva l’aspettativa di diventare Cives Romani effettivi si realizzava nell’arco di una o due generazioni dalla prima conquista. I Romani erano ingegneri non solo nell’edilizia e nell’arte della guerra, ma anche nell’economia e infatti i tempi e i rischi del loro ciclo economico erano molto ben calibrati.
  4. Fuga del bandito e crollo: Proprio come nella fase 4 dello schema Ponzi, l’impero romano crollò quando i Cives Romani incontrarono a ovest l’Atlantico, a sud il Sahara, a nord territori freddi e inospitali, a est vastissime aree semidesertiche poco popolate e senza ricchezze. Non era più possibile allargare l’impero con nuovi territori e nuovi Cives Romani. L’ormai gigantesco flusso di ricchezze dai confini verso il centro non poteva più essere alimentato mentre le generazioni più recenti dei nuovi Cives reclamavano che la promessa venisse rispettata: anche a loro doveva concesso il diritto alla remunerazione, al bottino di guerra. Il peso dei mostruosi debiti prodotti da aspettative spropositate schiacciò l’impero che collassò. Sembra l’INPS dei giorni nostri.

Passarono più di mille anni prima che venisse inventato un nuovo sistema economico che porta beneficio a sè e agli altri, cioè aggiunge valore all’intero sistema e non solo lo redistribuisce.