Lo storico e politologo USA, Francis Fukuyama, ritiene che le impennate populiste e gli strappi alla democrazia che stiamo sperimentando in questi ultimi tempi non nascono dalla crisi economica, ma da ua ricerca di riconoscimento personale, di dignità umana, che la Democrazia 2.0[1] riesce a soddisfare. A nostro avviso peró la domanda di riconoscimento della propria identità non é un disvalore, ma piuttosto é la consapevolezza di potere e volere esercitare il diritto di opinione individuale. Una grande conquista dopo 70 anni di democrazia esercitata sotto il controllo di Stati, pur democratici, ma ancora troppo verticisticamente organizzati. L’esercizio del diritto di opinione espande il modello organizzativo democratico e tende a  progressivamente spostare verso il «basso», o forse verso l’alto dei normali Cittadini,  il potere decisionale. Gran parte di quanto sta accadendo oggi nella politica mondiale sta in questo spostamento ed evoluzione. Il cambiamento in corso ha implicazioni dirette su come dovremmo affrontare il populismo. Fukuyama ritiene che l’affermarsi della politica delle identità nelle moderne democrazie liberali sia una delle principali minacce che queste si trovano ad affrontare, si tratta invece, e piú probabilmente, di un nuovo salto delle democrazie evolute verso uno livello 3.0 nel quale si superano le tentazioni restauratrici dei sovranismi-nazionalismi degli Stati. Gli Stati piú democratici sono a metá del guado e molti di loro persistono e resistono nel cercare di prevalere su gli altri Stati ugualmente democratici, istigando conflitti confinari che i Cittadini non vogliono piú. Forse farebbero meglio a difendersi dagli Stati mai stati democratici e solidamente sovrano-nazionalisti che nel frattempo hanno moltiplicato la loro forza economica e di influenza.
Fukuyama é Senior Fellow dell’Università di Stanford e ha pubblicato lo scorso anno il saggio «Identity: The Demand for Dignity and the Politics of Resentment».  Ora é disponibile in Italiano  con il titolo «Identitá». Fukuyama pone domande attualissime sul populismo, sull’odio e sull’aggressività che i social media manifestano; propone una sfida sul perché le classi sociali meno abbienti sembrino del tutto disinteressate a politiche di sinistra. Forse le risposte sono fra le righe del suo stesso testo, forse la democrazia 2.0, non sempre supportata dalle sinistre, é diventata un loro idolo retró da difendere contro il cambiamento della cultura democratica globale.

[1] La democrazia corrente.