Secondo Numbeo il costo della vita in Italia sta al 25° posto che appare coerente con un reddito medio pro-capite al 28° posto.

I trasporti efficienti, un buon servizio sanitario, un sistema della giustizia efficiente e tempestivo, costano. La qualità della vita costa. I Cittadini che possono pagare un elevato costo della vita generalmente vivono in Paesi con livelli elevati e diffusi di qualità della vita, reddito pro-capite e capitale di conoscenza. Tutti questi fattori sono fra di loro interdipendenti secondo il “ciclo del valore aggiunto” (link) qui esemplificato:

  • Non è possibile avere accesso a servizi sofisticati senza pagarne un costo proporzionato.
  • Per produrre servizi che tengono alta la qualità della vita sono indispensabili persone preparate e perciò ben compensate.
  • Se le persone non fossero ben compensate non potrebbero comprare servizi complessi, il costo della vita si ridurrebbe insieme alla qualità della vita.

Il “ciclo del valore aggiunto” funziona[1] se tutti i partecipanti godono degli stessi servizi di base (servizio universale) e se gli altri servizi variano entro una banda di valori non troppo stretta (tutti uguali).

Non è rilevante se i servizi siano resi dalla Pubblica Amministrazione o da privati (link a “non c’è differenza fra pubblico e privato”), in entrambi i casi valgono le regole del “ciclo del valore aggiunto”.

In conclusione, se i Cittadini italiani desiderano un più alto tenore di vita, è necessario innalzare coerentemente sia il reddito medio, sia il costo della vita, sia il capitale di conoscenza.

—— NOTE ——

[1] Il “ciclo del valore aggiunto” inverte la sua capacità di creare valore, cioè distrugge valore, in alcune circostanze per esempio, quando eccessive concentrazioni di potere distorcono il sistema economico o nelle economie a somma zero le quali solamente spostano ricchezza da un individuo all’altro. In quest’ultimo caso potrebbe aumentare l’equità, ma non il valore aggiunto.