La muta del bruco in farfalla – Il metodo «elezioni» ha il pregevole scopo di sostituire frequentemente i leaders  e di ruotare gli incarichi, ma si svolge con un processo ciclico di mutazione non privo di controproducenti effetti collaterali:

  1. Nella fase farfalla la politica (elettorale) è prima di tutto l’arte di farsi eleggere e rieleggere con l’incanto di confondenti seduzioni.
  2. L’elezione muta alcuni eligendi in eletti rendendoli responsabili dell’amministrazione per conto e nell’interesse dei Cittadini.
  3. Il bruco ha buoni motivi per preferire nuove elezioni all’amministrazione che lo costringe ad eseguire un lavoro con ben poche gratificazioni:
  • Scelte divisive e impopolari che incidono sfavorevolmente su parte dei potenziali elettori
  • Sforzi immediati e risultati lontani nel tempo spesso a vantaggio dei successori.
  • Assumersi l’alto rischio di fallimento intrinseco ai progetti complessi
  • Subire il fuoco incrociato delle opposizioni che rimangono in fase farfalla liberi da responsabilità e impegni.

La democrazia non ha ancora risolto il problema del conflitto di interessi fra farfalla e bruco sebbene qualcuno stia tentando la strada delle elezioni a cadenze predefinite e della non replicabilità del mandato per più di due volte.

In sintesi le qualità che differenziano la farfalla dal bruco sembrano essere rispettivamente la seduzione e la responsabilità sebbene anche quest’ultima sarebbe una parola ambigua se non ne differenziassimo i significati in responsabilità-gerarchica e responsabilità-accountability.

La democrazia come schiuma di bollicine – In passato spesso la parola «responsabilità» ha sintetizzato il rapporto verticale asimmetrico fra chi dispone e chi esegue. Possiamo utilizzare il processo di Norimberga per esemplificare come la responsabilità piramidale sia stata interpretata da uno dei molti regimi rigorosamente gerarchici di allora (es. Stalin, Hitler, Franco):

  1. gli ordini andavano eseguiti senza possibilità di scelta;
  2. la responsabilità dei risultati era solamente del comandante, il quale a sua volta poteva farla risalire in alto fino al massimo livello di comando;
  3. il subordinato rispondeva dell’esecuzione della procedura assegnatagli, ma era esentato dal rendere conto degli effetti ottenuti.

Paradossalmente ciò che a quel tempo si chiamava responsabilità ora sembra un modello di assoluta irresponsabilità. Questo radicale cambiamento di valori è correlato al grande successo delle forme di governo democratiche che hanno sostituito, almeno formalmente, la figura dell’autocrate[1] con quella del «leader», il quale coordina sulla base del consenso dei subordinati. Il principio è stato recepito anche nei codici militari, gerarchie per eccellenza, nei quali «l’ordine illecito»[2] non deve essere eseguito. La «responsabilità» si è quindi un po’ inclinata verso i pari adattandosi alle superiori esigenze della comunità senza però sovvertire la logica della relazione coordinatore-subordinato che rimane alla base delle forme di governo entro ciascuna «bollicina sociale» (le società imprenditoriali, le funzioni di governo locali e nazionali, le associazioni e la famiglia).

In effetti la democrazia, ormai quasi senza capi stabili, assomiglia sempre più a una schiuma di bollicine non coercibile entro un contenitore di forma costante, specialmente se piramidale.

La responsabilità è riservatezza – Le informazioni all’interno di ciascuna «bollicina» (società o associazione) sono protette da accordi di riservatezza fra le persone che vi operano che riguardano i comportamenti mirati a realizzare lo scopo sociale[3]: entro ciascuna «bollicina» la riservatezza è legata al principio di protezione dell’interesse sociale interno. Al contrario le informazioni relazionali esterne (fra «bollicine») attraversano il confine fra una «bollicina» e l’altra (interfaccia) contribuendo alla più ampia cooperazione sociale grazie alla condivisione e alla trasparenza. Generalmente infatti la responsabilità/riservatezza consente alle sole informazioni relative allo scopo sociale di transitare da una «bollicina» all’altra. Per esemplificare:

  1. Riservatezza – Il know-how (il processo) per costruire un motore diesel Magirus-Deutz è coperto da riservatezza e interessa solo la «bollicina Magirus-Deutz».
  2. Trasparenza – Tutte le bollicine circostanti, parte della «super-bollicina-comunità», sono interessate al grado di inquinamento (le prestazioni) prodotto dal funzionamento del diesel Magirus-Deutz.

Accountability è trasparenza – Con il diffondersi della democrazia l’indiscutibilità del comando va affievolendosi a favore di un crescente peso del giudizio dei partecipanti alla super-bollicina-comunità. È in questo contesto che si è sviluppata una forma di responsabilità orizzontale che, per essere distinta dalla responsabilità verticale, ha bisogno di una nuova parola (accountability) che efficientemente abbiamo importato.

La riservatezza deriva dagli obblighi verso gli accordi e il «comando» che legano i partecipanti alla singola «bollicina-società». La trasparenza riguarda invece i comportamenti dei partecipanti non correlati all’esecuzione di specifici compiti entro una determinata «bollicina».

Applicata all’Amministrazione della Giustizia, la differenza fra responsabilità/riservatezza e accountability/trasparenza potrebbe essere espressa da questa provocazione:

perchè in Italia il «sistema giuridico più bello del mondo» non funziona? Non perché il singolo processo richieda più trasparenza, al contrario semmai esiste qualche falla nella riservatezza. Il problema sembra stare piuttosto nella insufficiente trasparenza sulle prestazioni complessive del singolo tribunale e sulla limitata confrontabilità fra i centri di Amministrazione della Giustizia (Tribunali) sia a livello nazionale che internazionale.

 

—– NOTE —–

[1] L’autocrate è il capo assoluto, la cui parola stessa è legge, che si distingue dal leader per alcune caratteristiche fra le quali la lunga permanenza al comando a causa dell’assenza di un processo sostitutivo preordinato in termini di frequenza, di ripetitività e di metodi. La sostituzione del capo assoluto passa necessariamente tramite la sua eliminazione violenta ovvero la sua morte naturale.

[2] L’ordine illecito mira a contravvenire le leggi della comunità. Lo Stato di Diritto e la sua legge sono superiori a qualsiasi capo obbligando il subordinato a non eseguire un ordine contrario al Diritto.

[3] Tutti gli accordi che aggregano persone e risorse contengono una sezione nella quale è definito lo «scopo sociale» che impegna i partecipanti a realizzarlo utilizzando le risorse per questo allocate con i metodi convenuti ed entro un campo d’azione definito. La stessa Costituzione italiana è un accordo fra i partecipanti esposto in forma di diritti-doveri e perciò non immediatamente riconducibile allo scopo sociale che non è esplicitato.